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A quanto ammonta la confisca ex decreto 231?

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Come sappiamo, quando parliamo di ambito 231 facciamo riferimento alla responsabilità dell’Ente per reati commessi da soggetti in posizione apicale nell’interesse o a vantaggio dell’azienda stessa. Qualora il coinvolgimento e la responsabilità dell’impresa dovessero essere provati, le sanzioni possono variare da:

  • sanzioni pecuniarie;
  • sanzioni interdittive (interdizione dall’esercizio di attività, sospensione o revoca di autorizzazioni, licenze e concessioni, divieto contrarre con la P.A., esclusione/finanziamenti e contributi, divieto di pubblicizzare beni e servizi);
  • confisca;
  • pubblicazione della sentenza.

Tra queste, la sanzione pecuniaria e la confisca vengono sempre applicate, mentre le sanzioni interdittive e la pubblicazione della sentenza possono essere o meno disposte dal giudice a seconda del singolo caso. Per meglio comprendere il criterio di applicazione della sanzione prendiamo in considerazione un caso reale. Parliamo della sentenza n. 53430 depositata il 22 dicembre 2014 dalla Corte di Cassazione e che ha annullato l’ordinanza di sequestro emanata a una società ai sensi della 231.

Like-FB-GLConsulting2bisParliamo di un’accusa di truffa ai danni dello Stato per condotta fraudolenta: l’impresa aveva infatti ricevuto incarichi di consulenza senza essersi sottoposta a regolare procedura selettiva. Questo caso si trova nel contesto di un procedimento volto ad indagare l’esistenza di un’associazione per delinquere che assegnava ad alcuni professionisti incarichi consulenziali. All’azienda in questione era stato disposto in sede di Tribunale il sequestro preventivo per un valore di 560 mila euro.

La società ha quindi fatto ricorso alla Corte di Cassazione che lo ha accolto con la sentenza sopra citata, ma come spieghiamo questo cambio di direzione? Per definire la sanzione in caso di simili reati è bene tenere in considerazione aspetti come il profitto del reato, il tipo di illecito e la natura della confisca. In particolare la confisca ex Dlgs 231/2001 come abbiamo detto è obbligatoria, ha una natura esclusivamente punitiva e ha l’obiettivo di eliminare qualsiasi vantaggio tratto dall’ente grazie all’illecito commesso.

Per definire il profitto dell’azienda bisogna valutare unicamente i vantaggi economici strettamente legati al reato: in poche parole ci deve essere una relazione diretta tra l’illecito ed il vantaggio e quindi i beni sequestrabili sono quelli che sono stati ottenuti grazie all’illecito. Definire il valore del profitto per l’azienda infatti non è un processo semplice, ma è necessario per definire l’entità della sanzione, che varia anche in base al tipo di reato commesso.

In questo caso non poteva essere confiscato l’intero profitto, ma la differenza tra tale intero valore e l’utilità effettivamente conseguita dalla controparte.

[Fonti: Ipsoa.it, Decretolegislativo231.it]

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