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Age Management: lavoratori anziani tra rischi e opportunità

infortunio sul lavoro anziani

Ormai è evidente: negli ultimi 100 anni la speranza di vita di moltissime popolazioni nei Paesi sviluppati si è considerevolmente alzata e se tra il 1950 e il 1955 era in media di 66,5 anni, oggi in Italia è di quasi 20 anni più alta. Tenendo in considerazione che, con un’aspettativa di vita di 83,80 anni per gli uomini e di 85,82 anni per le donne, siamo il 3° Paese in classifica, possiamo tranquillamente dire che il numero di anziani nel nostro Paese è in rapida crescita.

L’aumento dei lavoratori “anziani”

Va da sé che, con un considerevole aumento della popolazione di un’età compresa superiore ai 65 anni, siano in aumento anche i lavoratori anziani. Nell’Unione Europea si prevede nei prossimi decenni –tra il 2010 e il 2030- un aumento del 16,2% di lavoratori di età compresa tra i 55 e i 64 anni: parliamo di 9,9 milioni di persone. Ne consegue un invecchiamento della forza-lavoro europea senza precedenti, che ovviamente non può passare inosservato né essere privo di effetti collaterali.

Gli infortuni sul lavoro per gli anziani

Parallelamente all’aumento di lavoratori sopra ai 55 anni, i dati INAIL dimostrano anche una crescita degli infortuni nei lavoratori appartenenti alla fascia d’età in questione. Questo fenomeno deve essere tenuto in considerazione alle aziende, che dovrebbero iniziare a contemplare una politica di “age management” volta a includere l’età dei dipendenti durante il processo di valutazione dei rischi.

L’invecchiamento prevede una serie di mutazioni sia nella capacità mentale che nella capacità fisica del lavoratore: l’attività cognitiva e la memoria si riducono, i tempi di reazione sono più lenti, l’apprendimento di temi complessi è meno rapido. Basti pensare che mediamente la capacità di lavoro fisico di un lavoratore di 65 anni è circa la metà di quella di uno di 25 e che la capacità fisica si riduce di circa il 20% tra i 40 e i 60 anni.

Detto questo, la persona che vuole o deve lavorare nonostante non sia più in giovane età deve essere messa nelle condizioni di poterlo fare, non solo perché al giorno d’oggi l’età di pensionamento è piuttosto alta, ma anche perché diversi studi dimostrano che in molti Paesi, le persone oltre i 55-60 anni che lavorano sono più sane di quelle che vanno in pensione.

Il risultato: lavorare oltre una certa età non è di per sé nocivo,  ma bisogna saper prevedere quei possibili incidenti o le patologie che più probabilmente colpiscono un uomo o una donna a causa dell’avanzare dell’età.

Cosa possono fare le aziende

Dal canto loro, le imprese possono sicuramente implementare una serie di interventi che favoriscano l’invecchiamento attivo del personale, come:

  • Valorizzare le capacità e le competenze dei lavoratori più esperti e maturi
  • Offrire ai lavoratori anziani una migliore qualità della vita
  • Imparare a gestire il tema dell’età all’interno dell’azienda, evitando i pregiudizi che questi lavoratori devono spesso subire e aiutando loro stessi ad accettare i propri nuovi limiti evidenziando le proprie nuove virtù

Like-FB-GLConsulting2bisSviluppare nuovi giovani talenti è tra le priorità di moltissime imprese, tuttavia è importante focalizzare l’attenzione anche verso gli over 50. Il contributo positivo di un lavoratore con 30 anni di esperienza non può essere lo stesso di quello di un lavoratore che ne ha 5 o 10, basti pensare alla lealtà e all’impegno verso l’organizzazione, l’onestà e l’affidabilità nonché la capacità di eseguire lavori manuali “alla vecchia maniera”.

È vero, la memoria di un 60enne può non essere elastica come quella di un 30enne, ma questo non implica necessariamente un calo della prestazione di lavoro, un minore impegno o un’ostilità nei confronti delle nuove tecnologie. Ecco perché si richiede alle risorse umane di motivare questi lavoratori, imparando ad instaurare un rapporto privilegiato che ne favorisca la partecipazione e lo sviluppo.

Nel frattempo, è necessario diversificare le mansioni dei lavoratori anziani: l’attività di age management prevede il riconoscimento di punti di forza e debolezze di ogni fascia d’età e la riassegnazione dei compiti in base a queste osservazioni. È inoltre possibile prevedere attività volte al benessere psicofisico di questa fascia, ad esempio con dispositivi di movimentazione elettronica, sportelli di ascolto, programmi che incentivino un corretto stile di vita, corsi di formazione per prevenire incidenti alla schiena, oppure check-up periodici oltre una certa età.

[Fonti: Puntosicuro.it]

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