News in evidenza

Aggiornamento algoritmo di Google: penalizzati i siti non responsive

Google-algoritmo-responsive

Ebbene sì, ormai un terzo delle visite che arrivano sui nostri siti provengono da dispositivi mobile come smartphone e tablet: con schermi relativamente piccoli e utilizzati la maggior parte del tempo in modalità touch. È proprio da questi piccoli hardware che i nostri utenti navigano le pagine, leggono gli articoli, compilano i form, visualizzano gallery e scaricano documenti utili. Ma se fino a qualche mese fa avere un sito responsive era un’opzione per potenziare il proprio sito, oggi chi rimane con un sito non responsive, rischia di perdere posizioni su Google.

Responsive significa in grado di rispondere al tipo di dispositivo tramite cui si accede. Potremmo tradurlo con ‘adattabile’: infatti il sito mantiene le stesse pagine, le medesime immagini e i contenuti, ma consente di visualizzarli in modo differente a seconda delle dimensioni dello schermo. Quindi, se la nostra frase

“Ambarabà, ciccì, coccò, tre civette sul comò che facevano l’amore…”

la state leggendo da desktop (ovvero da computer), con ottime probabilità la vedrete tutta su un’unica riga. Mentre se siete entrati sul Blog GL Consulting dal vostro Samsung o iPhone, allora probabilmente la vedrete in più righe, senza dover scrollare la schermata a destra e a sinistra. Inoltre con un sito responsive possiamo anche dire addio allo zoom e concedere a pollice e indice un po’ di relax: infatti con un sito responsive non siamo più costretti a ingrandire e rimpicciolire lo schermo, ma troveremo i vari contenuti adattati e comodi da fruire.

Aggiornamento-Google-aprile2015

Questo non significa però che un sito che non dispone di questa tecnologia sia spiacevole o addirittura impossibile da navigare: anzi, in molti casi abbiamo trovato siti non responsive pratici e funzionali anche da smartphone. A ribaltare le carte in tavola infatti non sono gli utenti, ma il nostro imperatore del web: Google. È comparsa infatti sul suo blog una notizia non da poco: a partire dal 21 aprile 2015, l’algoritmo di Google che valuta i siti web verrà modificato e favorirà il posizionamento dei siti responsive.

Da un’opzione aggiuntiva quindi, Google ci impone una sorta di obbligo: chi non si adatta, rischia seriamente di essere tagliato fuori. L’obiettivo è quello di facilitare la vita degli utenti: nel tempo l’algoritmo è stato modificato per premiare siti completi, facili da navigare, con contenuti validi e pertinenti, veloci, ma oggi aggiunge un criterio più complesso da assecondare e rivolto a una nuova generazione di utenti. Quelli mobile.

Questa modifica interesserà le ricerche mobile in tutte le lingue e in tutto il mondo e avrà un impatto significativo sui risultati di ricerca.” Quando il vostro utente effettuerà ricerche su Google da mobile, quindi, troverà una serie di risultati posizionati in alto in base a diversi criteri. Uno di questi criteri sarà avere un sito responsive.

Come faccio a sapere se il mio sito è responsive?

Clicca qui e incolla l’URL del tuo sito nella pagina che si apre. Google ti darà una risposta.

Il mio sito crollerà subito se non lo converto in responsive?

Difficile a dirsi, ma meglio non rischiare: soprattutto se si svolgono attività di SEO.

Come posso scavalcare questa nuova regola?

Ingannare Google è impossibile: purtroppo nessuno può prevedere le sue decisioni o influenzarle, bisogna solamente accettarle e cercare di compiacerlo il più possibile assecondandolo.

Cosa devo fare?

Contatta un esperto di web che ti faccia un preventivo per rendere responsive il tuo sito o per farne uno completamente nuovo che piaccia anche a Google.

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.

*


quattordici − 11 =