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L’annullamento del Safe Harbor fa tremare 4.500 aziende

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L’accordo Safe Harbor tra Unione Europea e Stati Uniti che da oltre 15 anni regolamentava il trasferimento di dati oltre oceano è stato invalidato. Ma come reagisce Wall Street e come l’hanno presa i grandi attori coinvolti e che fanno di questo flusso di dati la maggioranza del proprio business?

Al momento le ripercussioni in Borsa sono state limitate, ma investitori ed analisti non si lasciano convincere e ci ricordano che eventuali scontri o incertezze da i due continenti potrebbero causare un vero e proprio terremoto: si parla di una «gelata» di costi e di frenate nel business. Facebook infatti, al centro di questo vortice scatenato da un singolo utente e ormai arrivato alle più alte vette, non vuole nemmeno immaginare di dover ricorrere a soluzioni alternative: «È imperativo che Unione Europea e governo degli Stati Uniti assicurino la continuazione di metodi affidabili per il legale trasferimento di dati e risolvano qualunque questione relativa alla sicurezza nazionale».

Qualsiasi metodo diverso da quello cui siamo abituati per il trasferimento dei dati tra Europa e Stati Uniti risulterebbe lento e costoso: molti non commentano, ma tutti sperano in un accordo. Parliamo di 4.500 aziende americane i cui dati relativi a cittadini europei hanno da sempre costituito la base di un business: cosa accadrebbe se questi non potessero più sostare nei server americani?

Like-FB-GLConsulting2bisNel frattempo, il vicepresidente della Commissione Ue e coordinatore per il mercato unico digitale Andrus Andrip parla di un nuovo accordo che sia realmente in grado di tutelare i dati dei cittadini europei. Ormai era dal 2013 che si sapeva che il Safe Harbor faceva acqua e, proprio per questo, era da due anni che si trattava con Washington, ma ormai è tempo di ripartire da zero. «Ora dobbiamo lavorare insieme con gli americani per trovare una soluzione sicura», commenta Ansip. Si può fare, e le cose sono cambiate, assicura l’estone: «Lo stesso Obama ha avviato la riforma dei Servizi lo scorso anno».

Ma fanno bene colossi come Google, Facebook, Apple e Amazon ad avere paura? A detta di Andrip no: hanno avuto tutto il tempo per lavorare su delle contromosse. E per le piccole-medie aziende? Pare che la Commissione stia preparando un’assistenza su misura. Sulla carta sembra tutto semplice, eppure, se lo fosse davvero, perché i più grandi colossi starebbero tremando?

[Fonti: Sole 24 ore, Federprivacy.it]

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