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Appalti, inquinamento mafioso e spie non tipizzate

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Il condizionamento mafioso può derivare anche dalla presenza di soggetti che non svolgono ruoli apicali all’interno della società. Ad affermarlo è stato il Consiglio di Stato, Sez. III. L’occasione per tale chiarimento è stata offerta dal contenzioso che ha visto come protagonisti la Prefettura di Crotone ed una società calabrese.

 

L’antefatto

L’impresa implicata nella vicenda svolge la propria attività nel settore della raccolta e del trattamento dei rifiuti solidi urbani. Proprio per lo svolgimento di tale attività, essa ha ottenuto, anche in forma diretta, diversi affidamenti da parte di alcuni Comuni calabresi.

Nei suoi confronti la Prefettura di Crotone aveva emanato una informazione antimafia interdittiva – stante la sussistenza di «tentativi di infiltrazione mafiosa da parte della criminalità organizzata, tendenti a condizionarne le scelte e gli indirizzi» – annullata, però, dal T.A.R. per la Calabria.

 

Le ragioni del sospetto e la decisione del T.A.R.

L’elemento indiziante posto a base del provvedimento interdittivo si basava sulla presenza nell’azienda di alcuni operai dipendenti legati alla criminalità organizzata locale.

Quindici (su un organico complessivo di novanta) dipendenti avevano rapporti parentali con soggetti di spicco delle cosche di stampo mafioso o erano macchiati da specifici procedimenti penali. Stranamente, però, nessuno di questi soggetti occupava una posizione apicale all’interno della società.

La mancata prova, da parte dell’Amministrazione, della possibile incidenza di tali presenze sulla gestione e, quindi, sulla effettiva capacità di condizionamento delle scelte imprenditoriali è costata l’annullamento del provvedimento interdittivo.

 

L’accoglimento dell’appello

In seguito al giudizio di primo grado, la Prefettura di Crotone ha deciso di proporre appello, che, ritenuto fondato, è stato accolto dal Consiglio di Stato.

Da ormai vent’anni, infatti, la Giurisprudenza formatasi sul punto ritiene che esistano numerose situazioni, non tipizzate dal legislatore, che rappresentano vere e proprie «spie dell’infiltrazione» (nella duplice forma del condizionamento o del favoreggiamento dell’impresa), anche se non ricomprese nel catalogo dell’art. 85 d.lgs. 159/2011.

Gli elementi di inquinamento mafioso, infatti, non costituiscono un numero chiuso, soprattutto stante la continua mutevolezza del fenomeno mafioso. Ecco, allora, che il catalogo previsto dal legislatore diviene un catalogo aperto di situazioni sintomatiche del condizionamento mafioso.

 

“Con ogni mezzo e con ogni uomo”: oltre la mera questione qualitativa e quantitativa

Il Consiglio di Stato, nel riformare la decisione di primo grado, ha evidenziato come la mafia non si serva necessariamente dei soli amministratori e soci di una società per condizionarla e strumentalizzarla ai propri scopi: essa può avvalersi di soggetti che svolgono le più svariate mansioni all’interno dell’azienda, dal momento che il suo scopo non è sempre e solo la scalata gerarchica societaria, bensì «il controllo delle attività economiche più lucrose con ogni mezzo e con ogni uomo idoneo allo scopo», per cui la flessibilità di forme interne si rende indispensabile per sfuggire ai controlli esterni. Per tale motivo, il condizionamento mafioso può derivare anche dalla presenza di soggetti che non svolgono ruoli apicali all’interno della società.

Like-FB-GLConsulting2bisNon si tratta nemmeno di una questione meramente numerica: il condizionamento si può desumere – se ciò risulta da atti investigativi, frequentazioni ed altri elementi sintomatici – anche dalla presenza di «un solo dipendente infiltrato, del quale la mafia si serva per controllare o guidare dall’esterno l’impresa».

 

I rapporti economici con la pubblica amministrazione: la linea di demarcazione

Afferma il Consiglio di Stato: «Le imprese possono effettuare liberamente le assunzioni che meglio credono, qualora non abbiano o non intendano avere rapporti economici con la pubblica amministrazione».

In sostanza, qualora le imprese intendano porre in essere tali rapporti, esse sono tenute a garantire la massima affidabilità nella selezione di amministratori e soci, così come dei dipendenti, affinché nell’organizzazione non vi siano dipendenti contigui al mondo della criminalità organizzata.

 

[Fonti: AODV231.it, Consiglio di Stato, Sez. III, sentenza n. 3299/2016. Rif: Art. 24-ter d.lgs. 231/2001]

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