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Casi reali di multe e pene detentive per violazioni privacy: la categoria non conta

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Parliamo spesso della normativa che definisce il trattamento dei dati personali e che tutela la privacy di cittadini, dipendenti, utenti, ecc. Il decreto 196 del 2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali” in vigore dal 1° gennaio 2004 nasce infatti con lo scopo di individuare misure minime e idonee per garantire agli italiani la protezione delle proprie informazioni personali. Inoltre, nuove tutele verranno introdotte dal Regolamento Europeo sulla Privacy di cui è stata presentata proposta nel gennaio 2012 e che entrerà verosimilmente in vigore a breve.

Ma, oltre a parlare di leggi a livello teorico, è bene anche puntare lo sguardo su quei casi reali in cui tali normative sono state applicate, per portare esempi pratici di come sia “semplice” scordarsi della normativa e agire talvolta anche in buona fede ma violando la privacy dei nostri interlocutori, clienti o vicini.

È del 2013 il caso dell’ex assessore alle Politiche sociali del Comune di Catania, condannato a 8 mesi di reclusione dal Tribunale di Catania per aver inviato a 41 famiglie una lettera che annunciava il trasferimento di denaro in seguito a un’attività di affido di minorenni con in allegato l’invito a un evento elettorale. L’accesso all’elenco delle famiglie affidatarie per i minorenni è risultato essere illegale: i dati dei minori sono stati consultati e utilizzati indebitamente e senza l’apposito permesso.

Saliamo invece verso Mantova, dove il Comune ha ricevuto da parte del Garante Privacy un’ammenda di 10 mila euro per non aver protetto i dati dei propri cittadini. Un controllo, effettuato nel 2010, ha portato gli ispettori di fronte a statistiche demografiche anonime in cui vengono riportati dettagli dei residenti come indirizzi, fasce d’età e nazionalità: elementi sufficienti a riconoscerne l’identità. Si tratta quindi di una violazione del codice deontologico, per la quale il Comune ha pagato e di cui ha verificato la responsabilità insieme ai creatori del sito web.

Like-FB-GLConsulting2bisÈ invece di quest’anno il caso di una ristoratrice di Moniga, in provincia di Brescia, che ha tappezzato il proprio locale di videocamere dalla cucina alla sala per monitorare il lavoro dei propri dipendenti. La titolare ha ricevuto una multa di 2 mila euro per violazione della privacy del personale in seguito ad un controllo dei carabinieri.

Altrettanto recente il caso di un avvocato di Matera, condannato ad Aosta a 6 mesi di reclusione per violazione della normativa sulla privacy. L’avvocato ha infatti recuperato le mail dei 3.700 igienisti dentali iscritti all’associazione di categoria Aidi e ha inviato loro email pubblicizzando i propri corsi di aggiornamento senza aver richiesto consenso preventivo.

[Fonti: Difesaprivacy.blogspot.it, Gazzettadimantova.gelocal.it, Bescia.Corriere.it, Federprivacy.it]

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