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Confisca 231 al lordo di IVA e costi, non al netto

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Confisca 231 in arrivo? Attenzione! Perché non solo parliamo di cifre spesso da capogiro, ma da aprile è stata fatta luce su un aspetto che le renderà ancora più sostanziose e significative. Con la sentenza n. 15249 del 14 aprile 2015 la Corte di Cassazione ha infatti stabilito che la confisca ai sensi della 231 è al lordo dell’Iva e dei costi e non al netto!

È stata quindi annullata la decisione del Tribunale di Pesaro che aveva ridotto il sequestro al netto sia delle spese sostenute per la frode, sia per l’Iva. Non è possibile separare del tutto l’utile prodotto dall’impresa oppure il suo reddito dal costo che l’azienda ha sostenuto per ottenerlo, in quanto esso è parte integrante del reato. Inoltre, spesso i costi sono investimenti volti a ottenere profitto, costituiscono parte dell’illecito e possono essere addirittura oggetto di confisca.

Secondo il D.Lgs. 231 articolo 19:

“Nei confronti dell’ente è sempre disposta, con la sentenza di condanna, la confisca del prezzo o del profitto del reato, salvo che per la parte che può essere restituita al danneggiato. Sono fatti salvi i diritti acquisiti dai terzi in buona fede.
Quando non è possibile eseguire la confisca a norma del comma 1, la stessa può avere ad oggetto somme di denaro, beni o altre utilità di valore equivalente al prezzo o al profitto del reato.”

Like-FB-GLConsulting2bisLa definizione di “profitto” confiscabile è analoga a quella sempre elaborata dalla giurisprudenza della Cassazione, in base alla quale non è possibile fare ricorso a parametri valutativi legati all’azienda, come -appunto- al ‘profitto netto’ e al ‘profitto lordo’. Queste condizioni sono tanto più applicabili quanto più l’azienda è propensa alla commissione di atti illeciti.

A questo proposito, infatti, l’ente può essere definito come “non totalmente votato al delitto” qualora il compenso, seppur ottenuto grazie ad attività illecite, non vada ad incidere sulla regolarità della prestazione offerta al terzo. In questo caso il costo sostenuto per ottenere l’attività di favore non viene quantificato nel profitto e non rientra quindi tra i beni oggetto di confisca.

[Fonti: Compliancenet.it]

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