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D.Lgs. 231/2001 e responsabilità della società per malversazione ai danni dello Stato

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Con sentenza 34900/2016, depositata il 16 Agosto 2016, la Corte di Cassazione, Sez. 6 Penale, ha confermato la precedente sentenza della Corte di Appello di Potenza, che aveva visto una società lucana condannata per aver ottenuto finanziamenti pubblici poi non destinati alle attività per le quali questi erano stati concessi.

 

I motivi del conferimento: il progetto iniziale

Agli imputati si contestava di aver destinato il complesso industriale, realizzato con il contributo statale di circa 3 milioni e 800 mila euro, a finalità diverse da quelle per le quali il finanziamento era stato concesso. La società beneficiaria, in particolare, aveva ricevuto, proprio per la specificità dell’iniziativa, il contributo in deroga alla normativa comunitaria, che vieta il finanziamento dell’industria molitoria. La società, infatti, aveva ottenuto i fondi utili a finanziare un progetto iniziale del tutto in linea con gli obiettivi di promozione dell’industria locale propri del Patto Territoriale del Materano. Il complesso industriale, composto da mulino e pastificio, doveva essere destinato alla produzione di pasta di semola di grano duro di una tipica varietà locale; il grano sarebbe dovuto essere conferito dal produttore, il processo di trasformazione sarebbe dovuto avvenire senza interventi di terzi e la  vendita a terzi della semola così prodotta sarebbe dovuta essere vietata.

 

L’elusione della finalità

Il progetto iniziale, però, era stato, in seguito, stravolto da una serie di atti compiuti dagli imputati, quali cessione di quote, contratti di affitto e, soprattutto, contratti di compravendita, tutti volti ad eludere la normativa comunitaria sui finanziamenti all’industria.

La società dapprima affittuaria e poi acquirente del mulino, nella gestione di questo, aveva usato solo in minima parte grano locale, utilizzando, infatti, anche grano duro di provenienza estera. Modifiche, inoltre, erano state apprestate all’impianto, al fine di aumentare la resa di semola a discapito della qualità. Il mulino, insomma, era stato trasformato in una struttura molitoria autonoma, finalizzata al conferimento della produzione non al pastificio oggetto di agevolazione, bensì ad un pastificio di proprietà della stessa società acquirente.

Con la cessione del ramo di azienda, oltre i due terzi della semola prodotta avevano iniziato ad essere dirottati presso gli impianti della società acquirente, siti, tra l’altro, al di fuori dell’area di interesse che aveva giustificato l’inserimento del complesso industriale nel Patto Territoriale Materano. Il contributo era, difatti, volutamente subordinato al divieto di vendita a terzi della semola prodotta dal mulino.

 

Il vantaggio conseguito dall’ente

Like-FB-GLConsulting2bisCome ribadito dalla Corte, l’art. 316-bis del codice penale tutela l’interesse alla corretta gestione delle risorse pubbliche, anche al fine di reprimere possibili frodi successive al conseguimento delle prestazioni pubbliche.

Gli atti posti in essere dagli imputati hanno snaturato il progetto iniziale. Inoltre, la società acquirente ha conseguito un indubbio vantaggio eludendo la normativa. Il reato dal quale deriva la responsabilità amministrativa dell’ente è la malversazione a danno dello Stato, realizzato mediante gli strumenti negoziali sopra citati ed «ispirati ab origine da finalità illecita». La società acquirente, infatti, ha acquistato il mulino costruito con fondi pubblici dei quali essa non avrebbe potuto in alcun modo beneficiare. 

 

[Fonti: Aodv.it, Sentenza 34900/2016]

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