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Decreto 231: la citazione dell’Ente come responsabile civile

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La Corte Costituzionale, con la sentenza 218/2014, si è pronunciata su uno tra gli argomenti più discussi inerenti il decreto 231/2001. Parliamo della possibilità, per la persona offesa da reato, di costituirsi parte civile nel processo penale con la corrispondente figura del responsabile civile (ex art. 83 c.p.p.).

L’art. 35 della 231 prevede che all’Ente si applichino le disposizioni processuali relative all’imputato; in parole povere sembrerebbe che l’Ente stesso (nel caso concreto, le società Elettrifer srl e Rete Ferroviaria Italiana spa) venga equiparato alla figura dell’imputato inteso come persona fisica che ha commesso il reato e che come tale non possa essere citato come responsabile civile per fatto dei coimputati.

Il giudice che ha seguito il caso (Tribunale ordinario di Firenze) ha sollevato la questione di legittimità costituzionale circa la compatibilità di questa previsione con l’art. 3 della Costituzione che prevede un’uguaglianza (sostanziale), ossia un medesimo trattamento in situazioni uguali tra loro: ovvero, com’è possibile che in certi casi l’azione di un singolo individuo possa essere attribuita unicamente a lui, mentre in altri la responsabilità ricade sull’Ente? Diversi articoli del D.Lgs 231 farebbero infatti sembrare che, in un contesto di responsabilità dell’ente per illecito amministrativo, non sia effettivamente possibile citare un responsabile civile per fatto dell’imputato, non permettendo alla persona offesa di proporre un’azione civile di fronte al giudice penale.parte-civile-definizione

La Consulta, pur ritenendo inammissibile la questione posta dal giudice rimettente perché troppo generica, ripropone un’interpretazione costituzionalmente orientata della normativa, sottolineando come quella descritta nel decreto 231 sia una fattispecie complessa, trattando pur sempre di un reato commesso da un soggetto (persona fisica, generalmente in posizione apicale) a vantaggio e nell’interesse dell’Ente. Di conseguenza, tale reato corrisponde specularmente ad un illecito amministrativo dell’Ente, per cui non sarebbe corretto considerare Ente ed imputato quali coimputati, “essendo ascritti due illeciti strutturalmente diversi” (cit. Corte Cost. 218/2014). Così se il responsabile civile è chiamato a rispondere del fatto illecito commesso da altri, “la sua citazione presuppone logicamente che egli non sia civilmente responsabile per fatto proprio” (cit. Corte Cost. 218/2014).

Questa lettura proposta dalla Consulta permette dunque di ritenere pacificamente che l’Ente non sia penalmente responsabile per il reato commesso dall’imputato, cosicché potrà essere citato quale responsabile civile per fatto dell’imputato stesso, permettendo, conseguentemente, la costituzione della parte civile anche in questa sede, inizialmente difficoltosa proprio in mancanza di una specifica disciplina in merito alla possibile citazione di un responsabile civile in detto contesto.

[Fonti: Sentenza Corte Costituzionale 218/2014, Treccani.it]

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