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Diritto all’oblio e richieste di cancellazione da Google: un giudizio imparziale

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Sono ormai passati 2 anni dal giorno in cui a Google è stato imposto dalla Corte Europea di eliminare i risultati dalla SERP in presenza di determinate condizioni. Tutto è partito dal caso di un cittadino spagnolo, che vedeva comparire, inserendo il proprio nome nel motore di ricerche, alcune informazioni vecchie e “scomode” che potevano danneggiarne la reputazione. E se, da un lato, González non era riuscito a far eliminare le scomode informazioni dal sito in cui erano state pubblicate, dall’altro aveva dato il via alla grande onda del Diritto all’Oblio.

La richiesta a Google per cancellare il proprio passato

Da allora migliaia di utenti hanno fatto richiesta perché Google eliminasse risultati obsoleti o poco piacevoli: ad alcuni è stato concesso, mentre altri hanno ricevuto una porta in faccia. I requisiti per ottenere l’eliminazione dalla SERP devono essere rispettati e, come abbiamo già raccontato un anno fa, il diritto di cronaca deve essere altrettanto tenuto da conto… tuttavia davvero non è impossibile ottenere l’eliminazione di fotografie indecenti, notizie sgradite o calunniose, insulti sui social.

Ecco perché migliaia di richieste hanno iniziato ad arrivare Like-FB-GLConsulting2bisnegli uffici di Google da tutti i Paesi dell’Unione Europea, sommergendo l’azienda dei casi più disparati e costringendola ad analizzarli uno ad uno per valutare la presenza dei requisiti e stabilire se sia possibile procedere all’eliminazione. Ed è andata proprio così. Perché se è vero che, in alcuni remoti casi (circa l’1 percento) sono stati chiamati in causa dei veri e propri tribunali o autorità nazionali per giudicare le richieste degli utenti, è altrettanto vero che negli ultimi 2 anni è stato soprattutto Google a esaminare le richieste.

Mezzo milione di richieste a Google

Parliamo di 418.000 domande di “oblio e cancellazione”, circa 572 al giorno, per cui Google ha sentenziato un sì o un no, con il lavoro di un team di 50 impiegati Google in un ufficio di Dublino. Con il risultato che l’eliminazione sia avvenuta in meno della metà dei casi e che moltissimi utenti si siano ritrovati con spiegazioni striminzite e insufficienti per situazioni, dal loro punto di vista, molto delicate.

In buona sostanza, le autorità nazionali e i tribunali sono troppo impegnati per stare dietro a queste richieste ed è Google a fare tutto da sé: in pratica, una delle due parti in causa è anche giudice. Dopo aver ottenuto questo rivoluzionario risultato l’Europa si è quindi ritrovata a non saper (o non poter) fronteggiare il numero di richieste e a delegare il ruolo di tribunale a Google stesso.

La domanda è: Google sarà in grado di valutare in modo imparziale le richieste che riceve?

[Fonti: NYTimes.com, Repubblica.it]

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