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Diritto all’oblio e diritto di cronaca su Google: il giusto equilibrio

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È vero, da circa un annetto a questa parte è possibile chiedere a Google di modificare risultati nella SERP (search engine results page) che in qualche modo ci danneggiano o che non vorremmo fossero rintracciabili. Migliaia sono state le richieste ricevute dal motore di ricerca: alcune sono state accolte, altre sono state respinte e in certi casi il Garante Privacy è stato interpellato per fare ricorso alle decisioni di Google. Ma è bene tenere presente che non tutte le informazioni che non ci piacciono possono essere eliminate. Se è infatti vero che bisogna concedere agli utenti il diritto all’oblio, è altrettanto vero che il diritto di cronaca debba essere altrettanto tutelato.

Nel caso in questione una persona ha contestato la decisione di Google di NON eliminare dalla SERP un articolo circa un’inchiesta giudiziaria in cui era implicata. Il Garante si è però dimostrato d’accordo con la decisione del colosso e ha respinto il ricorso: i dati sono infatti stati trattati nel rispetto del principio di essenzialità dell’informazione e risultano essere molto recenti e di rilevante interesse pubblico.

Il diretto interessato ha tentato di far valere la propria causa definendo il testo “estremamente fuorviante e altamente pregiudizievole” ma il diritto di cronaca ha prevalso sul diritto all’oblio. Ciononostante, il Garante ha ricordato che coloro che si trovino nella medesima situazione possono sempre chiedere all’editore di modificare il contenuto dell’articolo.

Like-FB-GLConsulting2bisContestualmente, è stato posto il problema della coerenza degli snippet con i testi originali degli articoli o delle pagine linkate nei risultati Google. Lo snippet è quella breve porzione di testo (circa 160 caratteri) che fornisce un’anteprima indicativa del contenuto della pagina linkata e che viene spesso automaticamente generata dal motore di ricerca. La richiesta del ricorrente del caso preso in esame includeva infatti che venisse modificato il testo dello snippet, nel quale il proprio nome era associato a reati più gravi di quanto fossero in realtà.

Anche l’Autorità Privacy ha confermato che, in questo caso, l’anteprima del testo fosse effettivamente fuorviante in quanto non in linea con la narrazione riportata nell’articolo. Mountain View ha quindi ritenuto opportuno cancellare l’abstract testuale venendo incontro a questa richiesta dell’utente interessato.

[Fonte: Garanteprivacy.it]

 

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