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E-commerce in Italia nel 2015: cosa succede?

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Si è tenuta ieri presso la Camera di Commercio di Milano la nona edizione del convegno Ecommerce in Italia 2015, nato per fare annualmente il punto della situazione sullo stato del mercato e-commerce in Italia, osservandone lo sviluppo e approfondendo i fattori più rilevanti. Durante l’incontro sono stati analizzati i dati raccolti intervistando quasi 400 aziende, tra cui Ikea, Showroomprivè, Coin, ebay, Zalando e molti altri grandi nomi della vendita online.

Dai dati è emersa una costante crescita in Italia, sebbene i numeri non siano ancora paragonabili a quelli di altri Paesi. Il mercato italiano, inoltre, subisce l’influenza di quegli attori stranieri che stanno man mano trasformando alcuni settori e che risultano essere troppo competitivi per essere ostacolati nella loro ascesa. Inoltre, verranno probabilmente importati nuovi modelli come le consegne super rapide, basti pensare che se fino a 2-3 anni fa pagare le spese di spedizione era nella norma, oggi ci si stupisce nel trovare nel carrello 5-10 euro extra, soprattutto perché acquistando più spesso si effettuano ordini di minor valore.

Ma come stanno reagendo gli italiani alla possibilità di fare shopping online? Il valore del fatturato e-commerce in Italia è cresciuto, dal 2013, dell’8% raggiungendo i 24,2 miliardi di euro: la crescita si è rallentata rispetto agli anni precedenti, ma segna comunque una crescita nonostante una complessa situazione economica generale. Il settore con più crescita è proprio quello che racchiude più contesti: quello dei centri commerciali online come Amazon o ebay, che aumenta del 55%. Seguono poi la moda, l’elettronica e l’editoria.

Attualmente una buona fetta del fatturato online è occupata dal turismo: ormai piattaforme come Booking, AirB&B, TriVaGo, eDreams hanno raggiunto una visibilità non indifferente, grazie anche al loro pubblico internazionale. L’Italia, infatti, costituisce solo l’1,25% della popolazione mondiale collegata a internet: raggiungere mercati esteri è quindi imprescindibile per chi vuole ampliare le vendite.

Like-FB-GLConsulting2bisPer quanto riguarda gli investimenti pubblicitari, il budget disponibile viene investito in maggioranza su attività online, come il SEO (21%), l’e-mail marketing (12%), i social (12%) e il keyword advertising (29%). Per quanto riguarda gli investimenti che le imprese italiane hanno in programma sul breve periodo, il 30% punterebbe sul marketing e la promozione, 27% sul miglioramento dell’esperienza dell’utente, mentre il 15% sul mobile.

È proprio il mobile a interessare molte aziende italiane che già vendono online, se nel 2014 il 40% delle aziende non prevedeva investimenti sul mobile, oggi questo numero è sceso al 13%. È anche vero che, chi non ha un sito responsive o una versione mobile verrà penalizzato da Google con l’aggiornamento dell’algoritmo del prossimo 21 aprile, sarà quindi necessario per molti valutare un investimento in questo senso per salvaguardare il proprio posizionamento e le visite al sito.

[Fonte: www.casaleggio.it]

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