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Falsificazione di carte di credito, frode informatica e 231

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Frode informatica e falsificazione di carte di credito: di che reati stiamo parlando? Apriamo un vaso di Pandora nel quale però è necessario fare luce per riordinare le idee. Esistono infatti 3 diversi delitti che coinvolgono l’utilizzo di carte di credito o simili documenti che abilitano al prelievo di denaro o all’acquisto diretto di beni e servizi. Nello specifico parliamo dell’art. 12 del D.L. 03.05.1991 numero 143Provvedimenti urgenti per limitare l’uso del contante e dei titoli al portatore nelle transazioni e prevenire l’utilizzazione del sistema finanziario a scopo di riciclaggio” in cui sono previsti i reati di:

  • Utilizzazione indebita di tali carte da parte di chi non è titolare, al fine di trarne profitto;
  • Falsificazione o alterazione, da parte di chicchessia, di siffatti documenti, al fine di trarne profitto;
  • Possesso, cessione o acquisizione, al fine di trarne profitto, di “tali carte o documenti di provenienza illecita o comunque falsificati o alterati, nonché di ordini di pagamento prodotti con essi”.

In tale articolo, ai punti 1 e 2, NON ci si riferisce solo alle carte di credito o di pagamento tradizionali, ma anche a quelle magnetiche in cui sono memorizzati dati “pertinenti ad un sistema informatico”. Quindi se ci troviamo di fronte al caso di un utilizzo indebito di qualsiasi tipo di una carta magnetica al fine di trarre profitto stiamo entrando in due aree di competenza giuridica.

Innanzitutto il primo nodo da sciogliere riguarda il tipo di utilizzo: perché dove non c’è manipolazione dei dati non c’è frode informatica. Laddove invece vi sia la falsificazione o alterazione della carta mediante la manipolazione dei dati presenti nel supporto magnetico della stessa, allora possiamo rientrare nel caso di concorso di reato.

Esempi concreti?

La sentenza della Cassazione Penale del 15.04.2011 n° 17748 prevede l’integrazione del delitto di frode informatica (e non quello di indebito utilizzo delle carte di credito) nel caso in cui utilizzando una carta di credito falsificata e un codice di accesso il reo acceda al sistema informatico bancario trasferendo fondi in modo illecito ed eseguendo operazioni come il prelievo di contanti mediante bancomat.

Anche la Corte Suprema ha ribadito questo concetto con la sentenza 10.01/28.03.2012 n° 11699 definendo che “le condotte contestate […] quali delitti di truffa devono essere più esattamente qualificati ai sensi dell’art. 640-ter c.p., poiché integra il delitto di frode informatica colui che, servendosi di una carta di credito falsificata e di un codice di accesso fraudolentemente captato in precedenza, penetri abusivamente nel sistema informatico bancario ed effettui illecite operazioni di trasferimento fondi, tra cui quella di prelievo di contanti attraverso i servizi di cassa continua“.

Like-FB-GLConsulting2bisIl delitto di frode informatica ai sensi dell’art. 640 del Codice Penale, fa inoltre parte dei reati presupposto del D.Lgs. 231/2001. Ecco perché, qualora il reato venga commesso ai danni dello Stato o di altro ente pubblico, rientriamo anche sotto l’area di competenza di questo Decreto. I reati informatici 231, tuttavia, possono riguardare l’alterazione di registri informatici così come la modifica di dati fiscali/previdenziali di interesse dell’azienda. In questo caso quindi la frode viene commessa sempre nel contesto aziendale e la prevenzione di reato richiede un’adeguata politica di sicurezza informatica.

[Fonti: Frattallone.it, Rivista231.it, Mondo231.it]

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