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Falsificazione di monete e responsabilità amministrativa da reato: conseguenze (im)prevedibili dell’attuazione della Direttiva 2014/62/UE

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La contraffazione è costata al’Unione Europea, dal 2002 – anno di introduzione della nuova moneta unica – ad oggi, oltre 500 milioni di euro. Un intervento volto ad arginare il fenomeno della falsificazione dell’euro (e di altre valute) era, evidentemente, necessario.

Opportune sono risultate, di conseguenza, le disposizioni dettate dall’Unione Europea attraverso la Direttiva 2014/62/UE sulla protezione, mediante il diritto penale, dell’euro e delle altre monete contro la falsificazione.

Una legislazione allineata per gli Stati dell’Unione Europea

Tale direttiva si inserisce nel non facile processo di armonizzazione europea, ponendosi, appunto, l’obiettivo di allineare le legislazioni degli Stati membri. La soluzione offerta dall’Unione al dilagante problema della falsificazione è stata quella di andare a rafforzare, mediante la previsione di sanzioni penali e non, quella che è la tutela delle banconote e delle monete metalliche introdotte con la circolazione dell’euro.  Disposizioni in materia di giurisdizione e cooperazione, inoltre, tendono a rafforzare l’integrità ed il valore della moneta unica continentale nei mercati internazionali.

L’ordinamento italiano, ovviamente, già qualificava come illecito penale la falsificazione di monete. Alcune specifiche previsioni della direttiva, tuttavia, per la peculiarità delle condotte di cui si chiede l’incriminazione, hanno determinato la necessità di un espresso intervento normativo nazionale, concretizzatosi nel d.lgs. 125/2016.

 

L’effettiva portata delle modifiche al codice penale introdotte con il d.lgs. 125/2016

Il citato d.lgs. 125/2016 ha apportato modifiche ad alcune disposizioni del codice penale relative ai delitti di falsità di monete, carte di pubblico credito e valori bollati, richiamate dall’art. 25-bis (Falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento) del d.lgs. 231/2001 in tema di responsabilità amministrativa da reato delle persone giuridiche. Le modifiche, più precisamente, discendono dalle previsioni dettate dall’art. 6 (Responsabilità delle persone giuridiche) e dall’art. 7 (Sanzioni per le persone giuridiche) della direttiva.

Il reato di falsificazione viene esteso

Il legislatore italiano, dando attuazione alla Direttiva 2014/62/UE, è andato a toccare l’art. 453 c.p. (Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate),Like-FB-GLConsulting2bis estendendo la responsabilità penale al caso di indebita fabbricazione di quantitativi di monete in eccesso, da parte di chi sia autorizzato alla produzione delle medesime ma abusi degli strumenti o dei materiali nella sua disponibilità. Agendo, invece, sull’art. 461 c.p., il legislatore italiano ha inserito espressamente i dati nel novero degli strumenti destinati alla falsificazione, già comprendente filigrane e programmi informatici, ed ha precisato che il reato sussiste anche quando tali strumenti non abbiano nella falsificazione la propria destinazione esclusiva.

Gli effetti della Direttiva europea sul D.Lgs. 231/2001

Lecito è domandarsi quale sia l’effettiva portata dell’impatto del recepimento della direttiva europea sul d.lgs. 231/2001. Entrambe le citate norme del codice penale sono, infatti, richiamate dal decreto. Da una parte, pare indubbio che esso recepisca automaticamente la nuova formulazione dell’art. 461 c.p.. Dall’altra, invece, rimane discutibile l’applicabilità dei due nuovi commi aggiunti dalla novella legislativa all’art. 453 c.p.. Su tale tema hanno appena iniziato ad interrogarsi gli esperti.

[Fonti: Aodv.it, Direttiva 2014/62/UE, Codice Penale]

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