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Figuraccia per Google Photos che non distingue due ragazzi di colore da due gorilla

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Tra le decine di servizi che Google ci offre si è aggiunto anche Google Photos: forse non uno dei più innovativi, ma sicuramente utile e interessante sotto diversi punti di vista. Infatti è possibile impostare il backup automatico delle proprie fotografie e dei propri video per caricarli direttamente nel nostro spazio in cloud da tutti i dispositivi che possediamo: telefono, laptop, smartphone, ecc. Le foto non vengono solo caricate, ma grazie ad un sofisticato software di riconoscimento facciale vengono catalogate automaticamente in base al soggetto ripreso.

Cane, auto, barca, cielo, bicicletta, montagna, Como, occhiali: è possibile inserire una parola di riferimento per effettuare una ricerca rapida e funzionale. In effetti non si tratta né di un tag manuale (che implicherebbe una nostra azione per assegnare un particolare soggetto ad ogni foto), né un semplice sistema di riconoscimento dei volti, perché Google Photos riconosce anche grattacieli, aeroplani, animali, città e molto altro ancora.

Per non farci mancare proprio nulla, Google crea anche GIF e animazioni con le nostre fotografie, che prendono rapidamente vita e ci danno sempre più spunti per le nostre condivisioni sui social. Possiamo anche dare vita a filmati mettendo insieme video e fotografie della vacanza e generando un bel ricordo da inviare agli amici. Ovviamente troviamo anche filtri fotografici per ritoccare gli scatti e la possibilità di unire foto consequenziali per creare panoramiche mozzafiato.

Come sempre parliamo di un servizio gratis e particolarmente intuitivo: tutto davvero stupendo. Ma? Ma stavolta Google ha fatto cilecca, e l’ha fatto nel modo più imbarazzante possibile. Per intelligente, rapido o evoluto che sia, infatti, il sistema di lettura e organizzazione delle nostre foto è un automatismo, che ha ancora un ampio margine di miglioramento. Il misfatto è accaduto al programmatore di Brooklyn Jacky Alciné, che ha iniziato ad usare il servizio backuppando le proprie foto e ritrovandole organizzate in base al contenuto.

Dove sta il problema? Che sotto alla fotografia che ritraeva Jacky con un’amica -entrambi ragazzi di colore- è comparsa la scritta “Gorillas”.

Alciné non ha perso tempo e ha pubblicato uno screenshot su Twitter commentando: “Google Photos, sei tutto incasinato. La mia amica non è un gorilla.” Di contro, uno dei responsabili social di Google, Yonatan Zunger, si è fatto vivo quasi subito, rispondendo in modo cortese e chiaro e chiedendo di poter esaminare l’account del malcapitato per individuare l’errore e Like-FB-GLConsulting2biscorreggerlo immediatamente. Nei commenti successivi gli addetti Google hanno promesso una correzione del sistema, che tuttavia non è stata immediata e che ha portato all’eliminazione completa del tag “Gorilla”. Ovviamente le scuse sono state rapide e accompagnate dalla garanzia di migliorie nel riconoscimento dei visi delle persone di colore.

Non abbiamo dubbi sul fatto che sia stato accidentale, ma nemmeno che errori come questi NON possano essere commessi da giganti come Google. Viene ironicamente da chiedersi: che questo episodio serva a ricordare che, alla fine, tutti siamo umani?

[Fonti: Twitter.com, Corriere.it, Slate.com]

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