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Formazione e piani d’emergenza per ridurre gli incidenti negli spazi confinati

Sicurezza spazi confinati

Tra i vari contesti di lavoro più a rischio è bene ricordare e considerare gli spazi confinati o ambienti sospetti di inquinamento. Parliamo di un campo in cui gli incidenti gravi e mortali faticano a diminuire nonostante l’introduzione del DPR 177/2011, che appunto “disciplina il sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi destinati ad operare nel settore degli ambienti sospetti di inquinamento o confinati”. Il documento definisce una serie di linee generali sviluppate nell’ottica di contrastare l’alto tasso di infortuni in questi contesti.

Ciononostante, i numeri degli incidenti sul lavoro restano ancora alti e appare evidente che sia sempre più necessario applicare metodologie di analisi e di valutazione di ogni singola fase operativa al singolo ambiente a seconda della sua specifica struttura e dei rischi che ne derivano.

Ecco perché, lo scorso 18 novembre si è tenuto a Modena “Confined Spaces: new perspective in Confined Spaces Safety”, il quinto convegno nazionale sulle attività professionali negli spazi confinati. Nasce infatti a Modena il progetto “A Modena la sicurezza sul lavoro in pratica” sviluppato dal C.R.I.S. (Centro di Ricerca Interdipartimentale sulla Sicurezza e Prevenzione dei Rischi) in collaborazione con lo European Interdisciplinary Applied Research Center for Safety di Parma, che si concentra sul miglioramento della sicurezza in azienda.

Durante l’evento sono emerse diverse problematiche non affrontate dal Decreto 177/2011 e che danno spazio a situazioni rischiose. Ad esempio, ne risulta che di una squadra composta da 3 lavoratori che accedono allo spazio confinato, è sufficiente che uno di essi abbia esperienza triennale in questo tipo di lavorazione. Questo significa che gli altri due membri della squadra, una volta seguiti i corsi di formazione previsti, potranno operare in ambienti confinati. Di questo 70% del team non è precisato nel DPR nemmeno il tipo di contratto in essere.

Altre falle nella normativa? Sì.

  • La mancanza di certificazione di appalti e subappalti viene sanzionata dalle diverse DTL in modo differente creando un contesto vago e poco chiaro;
  • Il rappresentante del datore di lavoro committente è una figura i cui compiti, obblighi e ruoli non sono ancora stati definiti;
  • Inoltre esiste l’obbligo da parte del datore di lavoro nei confronti dei lavoratori di informazione dettagliata circa le caratteristiche dei luoghi di lavoro, i rischi e le misure di prevenzione ed emergenza da adottare, ma tale informazione deve avvenire “in un tempo sufficiente e adeguato all’effettivo completamento del trasferimento delle informazioni”, ossia un lasso di tempo troppo vago.

È di fondamentale importanza anche che vengano rispettati i requisiti necessari per i lavoratori che operano in spazi confinati o ambienti sospetti di inquinamento. Tra questi, “attitudini e abilità appropriate, un adeguato addestramento e soddisfacenti capacità fisiche (es. forza, agilità e coordinazione), ovvero che sia in buona salute, non presenti disabilità tali da comprometterne la sicurezza durante il lavoro e possieda un’adeguata forma fisica che permetta di affrontare gli sforzi e le sollecitazioni che derivano da questo tipo di attività”.

Like-FB-GLConsulting2bisTuttavia, purtroppo, gli incidenti sono così frequenti proprio perché spesso mancano sia le più basilari regole di sicurezza che la consapevolezza dei rischi presenti. Il grado di formazione e informazione deve quindi drasticamente aumentare, così come la pianificazione dettagliata di scenari di emergenza. Questo consentirà di evitare che, come spesso accade, l’infortunio grave o addirittura il decesso del lavoratore, siano dovuti al maldestro intervento di soccorso da parte di colleghi non adeguatamente attrezzati e preparati.

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[Fonti: Puntosicuro.it, Sicurezzainpratica.eu, Lavoro.gov.it]

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