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Il caso ILVA: evoluzioni, condanne e nuovi reati

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L’acciaieria ILVA si trova sotto i riflettori da anni a causa del fortissimo impatto ambientale sia a Taranto che a Genova dovuto alle emissioni inquinanti, che sono costate la condanna di diversi dirigenti e non solo.

In merito alla responsabilità aziendale, infatti, il 24 gennaio 2014 è stata depositata la sentenza che contestava alla società “l’illecito amministrativo di cui all’art. 24 ter co. 2 del D.Lgs. n. 231/2001, in relazione alla commissione del reato presupposto di associazione per delinquere (art. 416 c.p.), nonché l’illecito di cui all’art. 25 undecies co. 2 del D.Lgs. n. 231/2001 in relazione a violazioni delle norme in materia ambientale previste dal D.Lgs. n. 152/2006.

Tuttavia, il procedimento penale nei confronti delle persone fisiche si basava su reati ai tempi non inclusi nell’elenco dei reati presupposto previsti dal Decreto: ossia il reato di disastro innominato nella forma del disastro ambientali. Ecco perchè il sequestro di circa 8 miliardi di Euro disposto dal G.I.P. e confermato dal Tribunale del Riesame è stato annullato dalla Corte di Cassazione.

La Corte ha ribadito la necessità di rispettare il principio di tassatività così che l’effettività dei modelli organizzativi in termini di prevenzione possa essere garantita: non è possibile basare il provvedimento su reati non contemplati dal Decreto, poiché questo genererebbe incertezza e assenza di oggettività.

Like-FB-GLConsulting2bisMa cosa sta accadendo oggi? Oggi 5 nuovi reati ambientali sono parte del Decreto nel capitolo “Delitti contro l’ambiente”. Il 23 luglio 2015 il GUP di Taranto ha accolto 47 richieste di rinvio a giudizio, di cui 3 riguardano le società Ilva Spa, Riva Fire e Riva Forni Elettrici, ai sensi del D.Lgs. 231/01. L’Ilva infatti ha tentato di patteggiare per ottenere un’uscita anzitempo dal processo, ma la procura di Taranto ha ritenuto questa richiesta non congrua.

[Fonti: Dlapiper.com, Portale231.com, Ilfattoquotidiano.it]

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