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Il paziente ricoverato NON è obbligato a riferire dettagli sul proprio credo

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Con un recente provvedimento il Garante Privacy è intervenuto in seguito alle segnalazioni di alcuni pazienti ricoverati in strutture sanitarie i quali, al momento del ricovero, hanno dovuto fornire informazioni relative al proprio credo religioso.

Quello che viene fornito ai futuri pazienti è infatti un vero e proprio questionario: uno strumento eccessivo e non giustificato, afferma il Garante, il quale sottolinea come tali informazioni possano essere trattate dagli ospedali e dalle cliniche solo nel caso in cui il paziente voglia usufruire di assistenza religiosa e spirituale e se risulti indispensabile per rispettare le volontà espresse in vita dal paziente.

Like-FB-GLConsulting1Nello specifico, la raccolta di questi dati viene giustificata se volta a garantire assistenza religiosa e spirituale tramite i ministri di culto delle varie confessioni religiose, oppure per la preparazione della salma durante il servizio necroscopico. In ogni caso, una richiesta di assistenza religiosa può essere comunicata verbalmente dal paziente o dai parenti senza necessitare di alcun documento.

Per quanto riguarda la possibilità di esprimere preferenze o restrizioni circa il regime alimentare e le terapie cui essere sottoposti (come ad esempio la scelta di non mangiare prodotti animali o il rifiuto delle trasfusioni) questa deve essere garantita anche al paziente che non intende esplicitare le motivazioni alla base di tale scelta, che siano religiose o meno.

Non risulta quindi giustificata la raccolta sistematica e preventiva di dettagli sulle convinzioni religiose dei malati: il Garante ha inviato il provvedimento a tutte le Regioni e Province autonome perché venga diffuso nelle diverse strutture del Servizio Sanitario Nazionale.

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matitaScarica qui il PROVVEDIMENTO del Garante del 12 Novembre 2014, doc. web N° 3624070

[Fonti: GarantePrivacy.it]

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