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Molestie sessuali sul lavoro e mobbing

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Secondo l’ indagine ISTAT, presentata in un convegno a Roma per la “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne” circa il 50% delle donne di età compresa tra i 14 e i 65 anni ha subito nell’arco della propria vita ricatti sessuali sul lavoro o molestie in senso lato come: pedinamento, esibizionismo, telefonate oscene, molestie verbali e fisiche.

I ricatti generalmente avvengono all’assunzione (247mila donne), per mantenere il posto o per avanzare di carriera (243 mila donne). Le vittime principali dei ricatti sessuali sono donne con un titolo di studio elevato (diploma e laurea) che vivono sole. Le categorie più soggette sono: medico, docente, ricercatrice, giornalista, archeologa, interprete.

Più dell’ 80% delle donne che subisce un ricatto sessuale non ne parla con nessuno e quasi nessuna denuncia l’accaduto alle forze dell’ordine. Generalmente il problema viene risolto con un cambio volontario di lavoro (57,2 %).

Le vittime si sono ridotte negli ultimi 10 anni e se possiamo da un lato ringraziare il mutamento del quadro normativo, dall’altro una maggiore consapevolezza femminile è di sicuro di grande aiuto.

Fondamentale è stato il ruolo della legge sulla violenza sessuale del 1996 (Legge del 15 febbraio 1996, n. 66) che riconosce il reato di violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale pubblica. Inoltre più consapevolezza si è acquisita attraverso i media che continuano ad affrontare casi di violenza.

 

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