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L’India dice no all’internet gratuito di Zuckerberg: bloccato il progetto Free Basics

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Cos’è Internet.org

internet.org mark zuckerbergSi è iniziato a parlare di questo progetto circa un anno fa e allora lo si chiamava Internet.org. L’idea del magnanimo e furbissimo Zuckerberg era quella di portare gratuitamente internet a tutti, anche a chi da solo non se lo può permettere. Ovviamente non si tratta di TUTTO l’internet: infatti si parla di una piccola porzione di siti e servizi cui è possibile accedere senza pagare un piano di connessione dati. Tra questi naturalmente Facebook, Wikipedia, servizi per il meteo, siti per la salute e network per l’informazione come la Bbc.

Dov’è arrivato Internet.org

Il progetto è partito e sbarcato in 37 Paesi: Ghana, Colombia, Zambia, Pakistan, Senegal e moltissimi altri, portando fino ad ora la connessione internet gratuita a 600 milioni di persone. Un’impresa filantropica titanica, che ha indubbiamente offerto a moltissima gente l’opportunità di avere uno sguardo sul mondo senza dover pagare un euro. Nonostante i buoni propositi del progetto si è però aperto fin da subito uno spiraglio di ostilità da parte di chi ha visto in Internet.org non tanto un investimento magnanimo, ma più che altro un gesto opportunistico.

L’opposizione della net neutrality

In effetti bisogna dirlo: gli scettici non hanno completamente torto. L’accesso al web è limitato a pochi siti e, nello specifico, a quelli che hanno stretto un accordo (di cui si sa poco e certamente non trasparente) proprio con Zuckerberg. Quindi quello che si offre non è un accesso a internet: ma un accesso a una nicchia di “privilegiati” che hanno stretto la mano a Mark e che ovviamente saranno gli unici ad arrivare sotto gli occhi di migliaia di persone.

Non è proprio pulito, non è proprio equo, ma è pur sempre meglio di niente, voi direte. Eppure quando si raggiunge questa portata di “audience” bisogna aspettarsi ogni reazione possibile. In primis il giornalista Nikhil Pahwa su www.hindustantimes.com ha replicato al papà di Facebook documentando come Internet.org rischi di alimentare il razzismo economico, sfruttando gli utenti poveri nei Paesi in via di sviluppo per ottenere dei nuovi clienti con un semplice tranello.

La difesa di Mark Zuckerberg

Ma Zuckerberg ha sempre riportato l’attenzione sul succo (a detta sua) del progetto: “Per chi non è su internet – ha scritto sul suo social rispondendo ai commenti – disporre di un qualche tipo di connettività e di possibilità di condivisione è sempre meglio che non potersi proprio collegare. Ecco perché programmi come Internet.org sono importanti e possono coesistere con i regolamenti che garantiscono la neutralità della rete”. Mark ha inoltre voluto sottolineare come impedire l’accesso online a migliaia di persone ostacolando il suo progettoCi priverà semplicemente delle idee e dei contribuiti dei due terzi del mondo che non sono connessi”.

Arriva Free Basics

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Persuasivo? Non abbastanza. Perché dopo centinaia di critiche, a settembre 2015 il progetto ha cambiato il proprio nome da Internet.org a Free Basics. Non possiamo dire che stiamo dando l’accesso gratis a tutto il web? Benissimo, cambiamogli nome così sarà più chiaro che ad essere offerto sarà un pezzetto del web. Free Basics rinasce quindi come piattaforma aperta, nella quale chiunque lo desideri può mettere a disposizione il proprio servizio gratuitamente.

Ma Free Basics ha convinto tutti? Assolutamente no. Pochi giorni fa, infatti, l’India ha deciso di dire no all’internet gratuito offerto da Mark Zuckerberg.

L’India dice NO a Free Basicsindia rifiuta free basics

Definito “l’internet DEI poveri” e non “l’internet PER I poveri” come avrebbe voluto essere, Free Basics è stato cassato dalla Telecom Regulatory Authority indiana che si è schierata a favore di una neutralità assoluta e radicale della rete affermando con una sentenza dell’8 febbraio 2016 che “nessun fornitore di servizi potrà offrire o addebitare tariffe discriminatore per connessione dati sulla base del contenuto”. E se le tariffe sono uguali a zero? Non importa.

L’India è stato sicuramente in Paese in cui questo programma ha creato più scalpore: manifestazioni, proteste, e una propaganda di Zuckerberg da 45 milioni di dollari. La net neutrality ha vinto: l’India non cederà a questo meschino modo di vendere i propri servizi proposto da Facebook. Ma ora la domanda sorge spontanea: ne vale davvero la pena? Siamo sicuri che questa sia la soluzione migliore? Ci fa riflettere l’articolo di Simone Cosimi di Wired, nel quale ricorda che questa connessione -sebbene controversa e limitata- potrebbe comunque consentire anche ai più isolati, anche nei villaggi più ameni, di sapere PRIMA che si verifichi l’arrivo di una calamità naturale, di un’ondata di maltempo o di un’epidemia in corso.

Il dibattito è acceso e aperto: voi cosa ne pensate?

[Fonti: Wired.it, Espresso.repubblica.it, Hindustantimes.com, Trai.gov.in]

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