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Italia e UK nella responsabilità amministrativa

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Le analogie tra UK Birbery Act e D.Lgs. 231/01

A luglio del 2011 è entrato in vigore nel Regno Unito il “Bribery Act 2010” che disciplina la corruzione in ambito pubblico e amministrativo e che, per molti aspetti si sovrappone alla nostra 231/2001. Nello specifico, viene introdotta la responsabilità penale per l’impresa per i reati commessi da soggetti che operano per conto della medesima, laddove non venga adottato un Modello Organizzativo.

La formula di base è quella della “mancata prevenzione della corruzione”, per cui l’azienda risponde delle azioni commesse da parte di “associated persons” che, nello svolgimento di attività per conto dell’ente, commettono il reato di corruzione. La relazione che collega la società e le “associated persons” non deve necessariamente essere un rapporto contrattuale, né è necessario che l’azienda abbia un controllo diretto sul soggetto. È tuttavia necessaria una valutazione approfondita delle circostanze per definire la natura della relazione, che deve comunque essere qualificata e precedente al reato.

Troviamo quindi un parallelismo tra le due legislazioni nel ruolo dei soggetti coinvolti, mentre, a differenza della normativa italiana, il Birbery Act non prevede l’istituzione di un organo di controllo interno all’impresa, ossia l’Organismo di Vigilanza. L’ente può invece difendersi dimostrando l’adozione di idonee misure.

I principi della Guidance britannica

Nell’implementazione dei modelli anticorruzione, ci sono diversi principi cui le imprese possono fare riferimento:

  1. Proportionate Procedure – secondo cui le procedure devono essere proporzionate al livello di rischio di corruzione nonché la natura delle attività svolte;
  2. Top-level Committment – in base a cui l’azienda deve diffondere la cultura della lotta alla corruzione al suo interno (dipendenti, partner, ecc.), a prescindere dalle sue dimensioni;
  3. Risk Assestment – esprime la necessità di tenere monitorato il rischio che eventi corruttivi avvengano nel proprio mercato e settore di appartenenza;
  4. Due Diligence – definisce la necessità di conoscere i propri partner commerciali con i quali stipulare accordi di lotta alla corruzione, instaurando relazioni trasparenti ed etiche;
  5. Communication, Including Training – spinge l’azienda a superare la compliance normativa integrando ulteriori soluzioni per la lotta alla corruzione sia nei controlli interni, che nelle politiche di selezione del personale, di remunerazione e comunicazione;
  6. Monitoring and Review – secondo cui è necessario eseguire verifiche e audit per monitorare le procedure interne e, eventualmente, mettere in atto miglioramenti ove necessario.

Aziende italiane che operano nel Regno Unito e viceversa

Il Birbery Act si applica sia alle organizzazioni britanniche che operano nel Regno Unito, sia a quelle che operano al di fuori, così come alle organizzazioni non britanniche che svolgono tutte o parte delle attività nel Regno Unito. Chiunque operi nel Regno Unito dovrà quindi adeguarsi al Birbery Act. Per un’azienda italiana è sufficiente essere presente su territorio britannico con una società controllata, oppure svolgervi parte delle proprie attività.

Un ente può tuttavia essere considerato responsabile ai sensi della legge italiana per una condotta posta in essere all’estero laddove siano presenti determinate condizioni, quali:Like-FB-GLConsulting2bis

  • Il reato è commesso da parte di un soggetto che abbia una posizione apicale o di sottoposto,
  • Il reato fa parte dei reati presupposto ai sensi dell’articolo 24,
  • L’ente ha la sede principale su territorio italiano,
  • Lo Stato in cui è stato commesso il fatto non è ancora intervenuto nei confronti dell’ente,
  • Sono presenti le condizioni previste dagli articoli 7, 8, 9, 10 del Codice Penale.

Non è quindi da escludere che la stessa azienda possa essere sottoposta ad indagini ed, eventualmente, condannata ai sensi di entrambe le leggi.

[Fonte: “La responsabilità amministrativa/penale delle imprese tra Italia e UK” di C. Strazzeri, M. Rupcic, S. Strazzeri]

1 Commento su Italia e UK nella responsabilità amministrativa

  1. stefaniap80 // 06/07/2016 a 18:30 // Rispondi

    Complimenti! Scrivi sempre articoli completi ed esaustivi :)

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