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La protezione dei dati diventa difficile, lo dice il papà della crittografia

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Il Pretty Good Privacy, meglio noto come PGP, è un programma sviluppato da Phil Zimmermann nel 1991 che consente di crittografare e proteggere informazioni sulla base di un sistema di chiavi crittografiche. Queste permettono a due o più interlocutori di codificare e decodificare un messaggio, proteggendolo dalle infrazioni di terzi. Parliamo di uno dei sistemi di crittografia più diffusi al mondo soprattutto nello scambio di email, che consente di tutelare la privacy nelle comunicazioni tra utenti del web e che garantisce un ottimo livello di sicurezza.

Partendo da questo presupposto sembra quasi di poter stare tranquilli e si ha la sensazione di poter scambiare dati personali senza che essi vengano violati. Tuttavia non è sempre così e a dircelo è proprio il papà del PGP Philip Zimmerman il quale, in un’intervista con Repubblica.it, fa luce su una questione di un certo peso. Le agenzie di intelligence, osserva Phil, hanno iniziato ad adottare meccanismi troppo sofisticati e pervasivi che sono da considerarsi inaccettabili.

Like-FB-GLConsulting2bisI servizi segreti sono necessari e non si può farne a meno, dice, ma dall’11 settembre 2001 siamo andati ben oltre e il livello di sorveglianza è diventato insostenibile. Per uno che ha passato buona parte della sua vita a difendere la privacy degli internauti questo è sicuramente un tema caldo, che ha bisogno di essere affrontato. Ma anche il più disinteressato dei cittadini può capire che la sicurezza ci vuole, ma non a costo vedere il “grande fratello” entrare nella propria vita privata.

Zimmermann afferma: “Dicono che ne hanno bisogno per combattere i terroristi. Ma possono essere usate per fare molto di più. Come tracciare gli spostamenti quotidiani di ognuno di noi, o sapere troppo della vita delle persone. I governi potrebbero usare le infrastrutture di intelligence per mantenere il potere. In Cina, ad esempio, è pressocché impossibile formare qualsiasi tipo di opposizione politica, proprio perché è una società sotto controllo“.

Non possiamo rinunciare agli strumenti cui ci siamo abituati, come social, chatt, e-commerce, -sostiene il creatore della PGP- ma non possiamo neanche tornare all’epoca dittatoriale in cui il controllo sulle persone era imposto e non se ne poteva discutere. Ci sono voluti anni per ottenere la possibilità di crittografare le proprie informazioni senza sentirsi accusati di cospirazione o di essere un criminale, ma oggi un medico non può evitare di criptare i dati dei propri pazienti: è un’evoluzione naturale.

Allo stesso modo evolvono i sistemi di raccolta e tracciamento dati che indeboliscono proprio la crittografia, come sistemi per il riconoscimento facciale o per il tracciamento delle telefonate. Zimmermann ci invidia proprio le Commissioni Europee sulla Privacy: uno strumento che nel nostro continente abbiamo e che possiamo sfruttare per combattere questa battaglia.

[Fonte: Repubblica.it]

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