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L’adescamento di minore rientra tra i reati 231

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L’articolo 25 del Decreto Legislativo 231/2001 è stato ampliato a inizio mese con l’entrata in vigore del Decreto numero 39 del 4 marzo 2014. L’estensione riguarda le circostanze aggravanti speciali previste per i delitti contro la personalità individuale e si focalizza su un tema molto delicato: l’adescamento dei minori. I reati di prostituzione minorile, pornografia minorile, detenzione di materiale pornografico, pornografia virtuale e iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile saranno puniti con una pena maggiore se commessi da più persone congiuntamente, da persone che fanno parte di associazioni a delinquere, tramite violenze gravi o con conseguenti pregiudizi gravi per il minore.

La pena verrà incrementata anche nel caso in cui tali reati venissero commessi utilizzando strumenti che ostacolano l’identificazione dei dati di accesso alle reti telematiche. Il Decreto in questione amplia quindi l’ambito applicativo della responsabilità amministrativa delle aziende: mentre per la persona fisica è prevista la reclusione da 1 a 3 anni anche solo per il tentativo di adescamento di un minore, per l’ente coinvolto si rischiano conseguenze giudiziali e gravissimi danni alla reputazione aziendale.

Non vanno quindi sottovalutati i presenti reati, soprattutto in fase di stesura e di aggiornamento del Modello di organizzazione e per quelle imprese le cui attività coinvolgono, anche solo in minima parte, il coinvolgimento di minori. In queste situazioni è bene verificare l’affidabilità del personale e dei possibili collaboratori evitando di trovarsi in situazioni spiacevoli.

 

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