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L’amianto in Europa: 15.000 decessi all’anno, sempre peggio fino al 2020

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L’Organizzazione Mondiale per la Salute ha recentemente pubblicato un rapporto dedicato all’esposizione all’amianto: un problema di cui tendiamo a dimenticarci, ma che resta vivo e impellente anche non lontano da noi. I risultati riportano infatti che circa un cittadino europeo su 3 può essere esposto all’amianto sia sul posto di lavoro che nell’ambiente con cui è a contatto quotidianamente. In 15 sui 53 Stati europei, infatti, l’amianto non è ancora stato proibito ed è la causa del 50% delle morti per cancro lavorativo, ossia 15.000 vittime all’anno.

Parliamo di numeri davvero impressionanti, che non possono essere trascurati e che sono stati discussi durante la conferenza internazionale di Haifa, tenutasi lo scorso 30 aprile e che ha coinvolto 200 rappresentanti di Paesi europei e organizzazioni di varia natura. Il direttore regionale OMS per l’Europa ha sottolineato in questa occasione che ognuno di questi decessi può essere tranquillamente evitato: “Esortiamo tutti i Paesi a lasciare la riunione di Haifa con l’impegno di adempiere all’impegno del 2010 e sviluppare entro la fine di quest’anno politiche per eliminare dell’Europa le malattie legate all’amianto. C’è molto poco tempo”.

Nel 2010, infatti, è stata sottoscritta la ‘Dichiarazione di Parma su ambiente e salute’ con l’obiettivo di intensificare gli sforzi volti a prevenire le malattie derivanti dall’ambiente chimico, fisico e biologico mediante lo sviluppo entro quest’anno di programmi nazionali per l’eliminazione delle patologie correlate all’amianto. A causa del suo grande impiego in ambito industriale e edilizio infatti l’amianto ha colpito prevalentemente individui che sono entrati a contatto in contesto lavorativo.

Like-FB-GLConsulting2bisNonostante l’impegno preso, i seguenti Paesi non hanno ancora vietato l’utilizzo dell’amianto: Albania, Andorra, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Bosnia-Erzegovina, la Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Repubblica di Moldavia, Federazione russa, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina e Uzbekistan. Proprio in questo periodo si tiene il comitato sulla Convenzione di Rotterdam sul commercio internazionale di sostanze pericolose, in cui verranno discussi obiettivi e soluzioni.

Nonostante il divieto, nel 2013 l’Italia si collocava al 2° posto per casi di mesotelioma con 1063 casi, per un costo di oltre 320 milioni di euro. E la situazione potrebbe peggiorare, perché considerando l’ampio lasso di latenza di queste patologie la maggioranza dei casi dovrebbe palesarsi proprio tra il 2015 e il 2020. Proprio per monitorare i casi di tumori da amianto, i medici che effettuano diagnosi di questo tipo devono, in base all’art. 244 del Testo Unico 81/2008, segnalarle all’autorità giudiziaria. Inoltre, il Registro dei lavoratori esposti all’amianto deve riportare i siti di attività lavorativa interessati nonché le mansioni svolte dai dipendenti e i periodi di riferimento.

[Fonti: Quotidianosicurezza.it, Salute.gov.it, Euro.who.int]

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