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Lavoratore condannato per aver causato il decesso di un collega

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Nel contesto degli infortuni sul lavoro, delle loro cause e conseguenze abbiamo recentemente parlato soffermandoci sulla responsabilità del lavoratore infortunato e sulla responsabilità del datore di lavoro. Affrontiamo oggi invece un caso particolare, che vede il lavoratore responsabile per l’infortunio di un collega. La Sentenza 31234 dello scorso 17 luglio della Corte di Cassazione ha infatti condannato l’autista di una betonpompa in quanto responsabile del decesso di un collega.

L’operatore ha commesso un errore e non ha rispettato le procedure e le istruzioni previste per l’utilizzo del macchinario, provocando l’infortunio di un altro lavoratore: il braccio del macchinario è stato abbassato mentre il collega si trovava nel suo raggio di azione, colpendolo. Il Tribunale ha quindi condannato a 9 mesi di reclusione l’autista della betonpompa per omicidio colposo ai danni di un altro lavoratore in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

L’imputato ha quindi fatto ricorso, ma anche la Corte di Cassazione ha confermato la prima decisione del Tribunale. Dell’unico testimone a favore dell’imputato è stata ritenuta irrilevante la deposizione, in quanto la sua presenza sul luogo e nel momento dell’incidente non è stata ritenuta del tutto credibile. La difesa ha quindi chiesto di rivalutare la condotta della vittima, che essendosi trovata nell’area di manovra del braccio meccanico avrebbe determinato l’evento lesivo.

Anche in questo caso però la Corte di Cassazione ha evidenziato come la corte territoriale “avesse del tutto correttamente escluso il rilievo causale del comportamento del lavoratore deceduto nella produzione dell’evento Like-FB-GLConsulting2bislesivo, evidenziando invece come l’imputato si fosse reso autore di gravissime violazioni delle norme cautelari riferite al governo del braccio della betonpompa dallo stesso azionato, con particolare riguardo al radicale rigoroso divieto di procedere all’azionamento di detto braccio in caso di presenza di lavoratori nel relativo raggio d’azione; violazioni espressive d’imprudenza tale da porsi, di per sé sola, quale fonte autonoma di gravissimi rischi come quello nella specie puntualmente concretizzatosi”.

A volte quindi documenti, procedure, misure preventive, figure responsabili e formazione non sono sufficienti ad escludere il verificarsi di infortuni sul lavoro. Sta anche al personale rispettare le disposizioni per la tutela della sicurezza e agire sempre secondo quanto previsto rispetto al ruolo, al tipo di attività, al contesto e ai macchinari utilizzati.

[Puntosicuro.it]

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