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Market abuse: la Cassazione amplia la gamma delle informazioni privilegiate

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La Corte di Cassazione, con sentenza 13662, depositata il 5 luglio, ha respinto il ricorso di un funzionario, Responsabile del backup presso un istituto di credito. Il funzionario è stato ritenuto colpevole di abuso di informazioni privilegiate, avendo effettuato acquisti di azioni, in quanto informato dell’imminente pubblicazione di una ricerca che avrebbe influito positivamente sui prezzi dei titoli.

Cosa si intende con informazione privilegiata

Nella citata sentenza la Suprema Corte ha così definito l’informazione privilegiata: «l´informazione di carattere preciso circa l´imminente pubblicazione, da parte di un´autorevole azienda di servizi finanziari, di uno studio di analisi iniziale relativo a società quotata sul mercato azionario, trattandosi di notizia idonea ad influire sui prezzi dei titoli».

Insomma, con informazione privilegiata (anche definita come price sensitive) si intende un’informazione concernente uno o più emittenti o strumenti finanziari che, se resa pubblica, è in grado di causare delle variazioni sui prezzi di tali strumenti finanziari. Generalmente si tratta di informazioni relative ad eventi legati a società quotate, caratterizzate dal fatto di NON essere di dominio pubblico e di essere idonee, se diffuse, ad influenzare sensibilmente il prezzo degli strumenti finanziari. 

La posizione della difesa e la risposta della Corte

La difesa, fra i motivi del ricorso, aveva indicato l’errore dei giudici nell’attribuire la caratteristica di informazione privilegiata alla futura pubblicazione di una ricerca, ritenuta non idonea ad incidere su aspetti di carattere finanziario.

Gli ermellini hanno, però, respinto il tentativo di ricorso ed hanno, di conseguenza, confermato quanto già dichiarato dalla Corte d’Appello, la quale aveva qualificato come privilegiato il messaggio di testo ricevuto dalla persona imputata: «Finalmente ci siamo! Lo studio su Banca XXX sta per uscire con un target price di circa 40 euro».

La Corte di Cassazione ha spiegato che la ricerca costituiva un documento in grado di richiamare l’interesse degli investitori. Inoltre, la ricerca in uscita non si fondava su dati pubblici e quindi poteva assolutamente influenzare il flusso delle azioni.

[Fonte: www.aodv231.it]

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