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Misure interdittive per Siemens Germania e le tangenti Enelpower

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A proposito di grandi scandali in ambito di responsabilità amministrativa apriamo una parentesi sul caso di Siemens AG, cui il Gip di Milano Guido Salvini ha imposto un anno senza poter stipulare contratti con la Pubblica Amministrazione. La misura interdittiva è dovuta al coinvolgimento dell’azienda tedesca nell’inchiesta sui fondi neri e le tangenti pagate per ottenere diversi appalti sugli impianti Enelpower.

Il caso Siemens, del 2004, si tratta della prima volta in cui una misura interdittiva è stata applicata a una multinazionale: una soluzione inattesa che si è sommata al risarcimento di 180 milioni di euro versati all’Enel. Alla base di questa decisione sta la consapevolezza che tale rimborso non possa in alcun modo ridurre il danno subito dagli altri fornitori di turbine a gas per cui le regole della concorrenza sono state violate nonostante la rilevanza del settore.

Il Giudice si è inoltre soffermato su altri aspetti particolarmente gravi, come il fatto che Siemens, anche dopo che i reati commessi dai dirigenti sono diventati di dominio pubblico, non abbia apportato alcuna modifica al modello organizzativo definito “carente e inadeguato”. Le mazzette, per un valore complessivo di 6 milioni di euro, sono state versate da Siemens Ag all’ex amministratore delegato e all’ex vicepresidente di Enelpower, nonché all’ex amministratore delegato di Enel Produzioni.

Like-FB-GLConsulting2bisL’accordo è stato preso con il consulente, il direttore commerciale ed il direttore esecutivo della Siemens Ag e prevedeva una fornitura di turbine a gas per il valore di €204,90. Ad aggiungersi a questa incredibile cifra anche l’assegnazione a Siemens del servizio di service e manutenzione: un’attività duratura e altamente proficua. I pagamenti avvenivano mediante “fondi neri” costituiti extra bilancio da due conti esteri (in Liechtestein e a Dubai) e utilizzavano una società araba come intermediario per poi arrivare sui conti dei manager italiani a Lugano e a Montecarlo.

Non è stata coinvolta nell’inchiesta Siemens Italia ed è servita a poco la tesi difensiva secondo cui non si sarebbe potuta applicare la legge italiana ad una società tedesca poiché la legge del Paese di origine non prevede sanzioni interdittive né l’obbligo di adottare modelli organizzativi idonei. Come ha sottolineato il Gip: è possibile che in Germania non sia obbligatorio munire le auto di cinture di sicurezza, «ma ciò ovviamente non toglie – scrive Salvini – che tali autovetture, per accedere alle strade italiane, abbiano l’obbligo di munirsi di tali dispositivi».

[Fonte: ilsole24ore.com]

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