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Monete di fantasia e inesistenti non rientrano nella falsificazione

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L’articolo 25-bis – “Falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento” del D.Lgs 231/2001 è dedicato alla lotta alla contraffazione di denaro mediante, tra le varie cose, la creazione di monete e banconote fasulle. Questo tipo di reato è altrettanto punito dagli articoli 453 e 458 del Codice Penale sulla “Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate” e sulla “Parificazione delle carte di pubblico credito alle monete”.

Banconote di fantasia: sono perseguibili?

Ma cosa accade quando le banconote contraffatte sono di fantasia? Da un lato è assolutamente fondamentale riuscire ad intercettare e bloccare monete false che, imitando in modo molto realistico gli originali, illudono chi le riceve (ed è in buona fede). Dall’altro lato la creazione di monete o titoli di credito completamente sconosciuti, mai esistiti prima nel mondo degli scambi economici, commerciali e finanziari, non costituisce una falsificazione.

Annullata condanna per certificati falsi

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 19441/2016 del 10 maggio che ha annullato la sentenza di condanna nei confronti del detentore di 4 certificati di deposito giapponesi falsi per un valore di 2 mila miliardi di yen (circa 15 miliardi di euro) e di una lettera di affidamento degli stessi.

I giudici, grazie anche alla consulenza di un operatore della Banca d’Italia, avevano ritenuto tali certificati documenti falsificati e privi dei requisiti di originalità e autenticità. Ciononostante, la Corte Suprema ha ricordato che la falsificazione si può esprimere tramite:

  • La contraffazione, ossia la «creazione non consentita, da parte, cioè, di chi non sia autorizzato, di monete (o di carte di pubblico Like-FB-GLConsulting2biscredito) che abbiano un´apparenza di genuinità».
  • L’alterazione, che presuppone «la genuinità della moneta (o della carta di pubblico credito), consistendo in una modificazione dello stato preesistente della sostanza con cui la moneta è fatta e delle caratteristiche della moneta, finalizzata a creare l´apparenza di un valore superiore o inferiore rispetto a quello effettivo».

Va da sé quindi che entrambe le forme prevedano la riproduzione di beni che effettivamente esistono nella realtà degli scambi economici, commerciali e finanziari con lo scopo di trarre in inganno terzi. Titoli di credito inesistenti invece non possono entrare a far parte della falsificazione ma possono, al più, essere perseguiti per truffa o raggiro.

[Fonti: aodv231.it]

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