News in evidenza

Niente reato di corruzione per il parlamentare che non ha competenze nella materia in oggetto

GL-Consulting-reato-corruzione-parlamentari

Con la sentenza numero 2355 del 6 giugno 2016 la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha definito che i parlamentari non possano essere condannati per corruzione laddove non abbiano alcun ruolo nelle gare di appalto. Il semplice far parte di una commissione non è sufficiente: nonostante sia un pubblico ufficiale, se il parlamentare non ha alcuna competenza nella materia oggetto dell’appalto in questione, allora non può essere sanzionato sulla base dell’articolo 319 del Codice Penale (Articolo 25 del D.Lgs 231/2001 su “Reati commessi nei rapporti con la Pubblica Amministrazione”).

Margiotta: annullata la condanna

Nella sentenza, depositata da pochi giorni, la Corte ha accolto il ricorso presentato dalla difesa del senatore del PD Salvatore Margiotta con conseguente annullamento della condanna per corruzione e turbativa d’asta ricevuta dalla Corte d’Appello di Potenza. La motivazione è che il reato “non sussiste”.

La posizione dell’accusa

Il quadro accusatorio si soffermava sul fatto che, essendo senatore e leader del PD di Potenza, Salvatore Margiotta avesse fatto pressioni sul presidente della Regione Basilicata rispetto all’aggiudicazione delle gare d’appalto sul “Centro oli Tempa Rossa” in modo che venissero assegnate ad alcuni imprenditori ricevendo, in cambio, la somma di 200 mila euro. I giudici di primo grado avevano assolto il politico, mentre la Corte d’appello l’aveva poi condannato.

L’assoluzione dal reato di corruzione

Like-FB-GLConsulting2bisÈ stata tuttavia la Corte di Cassazione a dare l’ultima parola, ricordando che il reato di corruzione fa parte della categoria dei reati “propri funzionali, perché elemento necessario di tipicità del fatto è che l’atto o il comportamento oggetto del mercimonio rientrino nelle competenze o nella sfera d’influenza dell’ufficio al quale appartiene il soggetto corrotto”.

In poche parole, se l’intervento del parlamentare nella stipulazione dell’accordo illecito non ha come diretta conseguenza l’attivazione di poteri istituzionali del suo ufficio, allora il reato di corruzione passiva non si configura. Nello specifico, il fatto illecito non deve necessariamente rientrare nelle mansioni specifiche del pubblico ufficiale, ma è sufficiente che faccia parte delle competenze dell’ufficio di appartenenza.

In questo caso Margiotta lavorava nella commissione Ambiente che non ha alcuna competenza in ambito di appalti e non era componente dei comitati parlamentari sull’estrazione del petrolio. Se non di corruzione, però, in casi analoghi a questo, si potrebbe individuare il reato di traffico di influenze sanzionando coloro che, sfruttando relazioni con un pubblico ufficiale, procura a se stesso o a terzi denaro o vantaggi patrimoniali.

[Fonte: Ristretti.org]

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.

*


venti + diciotto =