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No alla pubblicità su iPhone e iPad

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Con iOS 9 arrivano sui dispositivi Apple gli ad blockers, ossia applicazioni che agiscono su browser Safari e che consentono di bloccare pubblicità e altre funzioni dei siti web. Una vera e propria rivoluzione che va a braccetto con le ultime direttive del Garante Privacy in merito alla cookie law e che costituisce una presa di posizione netta, sicuramente apprezzata da moltissimi utenti.

Il web, con tutto ciò che lo circonda, è anche pubblicità -da un lato-, ma è anche vero che ormai il nostro utilizzo di smartphone e tablet è talmente interconnesso all’internet che non possiamo pensare di vivere tempestati da annunci pubblicitari h24. E così, dato che come sappiamo Apple ha il controllo sui propri hardware, sul software e su tutte le app e i plugin che possono arrivare sui propri dispositivi, allora può controllare anche la pubblicità che noi visualizziamo sui suoi dispositivi.

Nel caso del brand dalla mela morsicata si è scelto di consentire all’utente di bloccare le pubblicità. Questo perché l’advertising spesso crea problemi: genera traffico di dati inutile, rallenta e appesantisce pagine e processori e brucia le batterie (che fanno sempre più fatica a stare al passo con le decine di funzionalità). In sostanza si sono chiesti: perché i nostri bellissimi iPhone e iPad devono risultare più lenti e meno prestanti per dare visibilità a qualcun altro?

Con questa mossa Apple non solo fa la figura di chi ai propri utenti ci pensa, ma fa fare bella figura ai propri pargoletti e ci guadagna. Eh sì: perché le APP vivono delle pubblicità e molto spesso gli annunci sono l’unico modo per consentire a noi utenti di scaricarle gratuitamente. Ecco quindi che nasceranno moltissime nuove app a pagamento, su cui l’azienda di Cupertino guadagna ben il 30%.

Sull’altro capo del ring c’è invece Google, che punta a offrire sempre servizi gratuiti e hardware a basso costo e che ama vendere spazi pubblicitari. Il Dio Denaro governa tutte queste scelte? Non al 100%, perché Apple sicuramente guadagna, ma ci sono dietro anche motivi di privacy e Google sicuramente ama la pubblicità, ma prevalentemente per offrire servizi free.

Like-FB-GLConsulting2bisSi tratta di un centrifugato di interessi e una sfida tra colossi per ottenere l’offerta migliore, che vede questi potentissimi brand prendere strade completamente diverse. Una cosa è però certa: se il browser era fino a poco fa sovrano della navigazione e dell’accesso ai servizi, ora stanno vincendo le APP, che sono sempre più utilizzate per prenotare voli, trovare ristoranti, fare shopping e chattare. Un bene? Un male? Anche qui ci sono pareri diversi… qual è il vostro?

[Fonti: Sole24ore.com]

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