News in evidenza

Quando l’OdV è penalmente responsabile: la Cassazione si pronuncia sul tema

GLConsulting-responsabilita-odv-infortunio-grave

La sentenza di Cassazione del 2016 pone luce sulla responsabilità dell’Organismo di Vigilanza e del Consiglio di Amministrazione a seguito di un grave infortunio avvenuto per carenza di strumenti adeguati. Vediamone i punti salienti.

I Fatti

Infortunio sul lavoro (grave invalidità) di un operaio di un cantiere navale, avvenuto durante l’attività di ammagliatura. Gli strumenti idonei a prevenire l’infortunio erano presenti in cantiere, ma in misura insufficiente rispetto all’attività da svolgere.

Gli imputati

Il processo si era instaurato nei confronti:

  1. Dei componenti del Consiglio di Amministrazione per aver omesso di collocare apparecchi idonei al sollevamento dei materiali da issare a bordo di una nave o di averne messo in numero insufficiente;
  2. Dell’Organismo di Vigilanza per non aver preteso che si ponesse rimedio ad una serie di carenze in tema di prevenzione dagli infortuni che gli venivano segnalati e che tuttavia venivano passivamente recepiti senza approfondire gli aspetti rilevanti.

La sentenza

La Corte di Cassazione con sent. n.18168 del 20 gennaio 2016 ha “assolto” (rigettato il ricorso del procuratore contro la sentenza di assoluzione n.d.r.) l’OdV, con un ragionamento che merita un approfondimento.

  • La responsabilità dell’OdV.  I Giudici di legittimità hanno sottolineato l’importanza dei poteri impeditivi dell’OdV i quali sono in primis indiretti e poi, una volta segnalata l’azienda, diretti. Le funzioni affidate all’O.d.V. infatti sono, proprio quelle di prevenzione ed impedimento dei reati, attraverso l’attuazione dei Modelli di organizzazione e gestione. La fonte dell’obbligo impeditivo, ovvero la posizione di garanzia, risiederebbe direttamente nei Modelli di organizzazione e gestione, e verrebbe assunta in forza dell’incarico professionale da parte della società.
  • La responsabilità del CdA. Poiché l’Organismo di Vigilanza nulla gli aveva riferito, è ben difficile ipotizzare una sua responsabilità per non avere adottato le cautele richieste. Tali cautele poi erano di natura tecnica tale che non potevano nemmeno essere attribuite al CdA, il quale è chiamato ad assumere scelte aziendali in ambito di alta gestione, differenti dalle scelte sulle concrete e specifiche lavorazioni. Va da sé che, per un singolare avvilupparsi della vicenda, se il CdA non è responsabile, nemmeno l’OdV può essere considerato corresponsabile.

La causa dell’infortunio

La Cassazione ha riscontrato come causa dell’infortunio, una problematica di natura prevalentemente organizzativa: sarebbe stato compito dei soggetti responsabili dell’unità operativa disporre adeguatamente l’utilizzo dei pochi strumenti idonei al sollevamento in sicurezza, posticipando eventualmente le operazioni nel caso in cui queste fossero già occupate in altre lavorazioni.

Massima della Corte

In caso di infortunio lavorativo causato dal mancato utilizzo di strumenti che prevengano l’infortunio, qualora detti strumenti siano presenti nel cantiere, l’utilizzo o meno degli stessi non attiene affatto al profilo della loro omessa collocazione, ma soltanto al profilo organizzativo del lavoro concreto svolto nel cantiere navale.

Like-FB-GLConsulting2bisInfatti, i doveri di verifica dell’OdV, se omessi, rappresentano una posizione impeditiva di garanzia non adempiuta e capace di prevenire l’evento illecito, ma il codice penale prevede la responsabilità colposa di chi possiede poteri concreti impeditivi del  reato. Il che non significa che dei poteri impeditivi debba essere direttamente fornito l’OdV, è sufficiente che gli siano riservati mezzi idonei a sollecitare gli interventi necessari per evitare che l’evento dannoso venga cagionato.

Se gli strumenti sono presenti nel cantiere in quanto forniti dalla componente datoriale, spetta eventualmente ai soggetti responsabili di unità operative disporne l’utilizzo e l’operazione doveva essere differita del tempo sufficiente a reperirne altri, se insufficienti.

 

[Fonti: Giurisprudenzapenale.com, “Riflessioni a margine della Sentenza della Prima Sezione della Corte di Cassazione n. 18168 del 20 gennaio 2016” a cura dell’Avv. Guido Settepassi]

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.

*


quattro × 1 =