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Operaio perde la vita in cantiere, omicidio colposo per i responsabili

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La sicurezza sul lavoro non è uno scherzo e ignorarne le regole, le misure idonee e i corretti procedimenti può avere conseguenze davvero gravi non solo sulla salute dei lavoratori, ma anche in termini di sanzioni e provvedimenti per i responsabili negligenti. È bene ricordare infatti che, quando purtroppo accade che dalle scelte frettolose, leggere o incoscienti di alcuni vi siano effettivamente conseguenze sulla salute o addirittura sulla vita di altri, allora non si tratta più di multe o sospensioni, ma si entra nel penale e le conseguenze possono essere giustamente significative.

Uno degli ultimi eventi tragici che coinvolgono la sicurezza nell’ambiente lavorativo riguarda il piano di sicurezza non idoneo di una ditta subappaltatrice che è costato la vita ad un operaio al primo giorno di lavoro. La sentenza 17800 della Corte di Cassazione ha individuato nei responsabili il coordinatore per l’esecuzione dei lavori e il proprietario della ditta subentrata: l’operaio, un manovale di primo livello, stava compiendo infatti un’operazione che non era di sua competenza (dove essere svolta da un operaio specializzato) e senza le corrette misure di sicurezza.

Il datore di lavoro risulta quindi colpevole in virtù della sua posizione di garanzia. Il giovane manovale era infatti stato affidato dal datore stesso ad un collega che avrebbe dovuto fargli fare “quello che c’è da fare”, ovvero disarmare una trave che non era in sicurezza e su cui non era stata fatta alcuna valutazione del rischio. Ed è stata proprio la caduta della trave -che non era stata correttamente fissata al tetto- a causare il decesso dell’operaio.

Il coordinatore, d’altra parte, aveva predisposto un piano di sicurezza e coordinamento giudicato non idoneo dalla Cassazione. Tale piano definiva semplicemente l’ordine in cui le mansioni dovevano essere effettuate senza però identificarne i rischi e fornire le misure atte a evitarli.

[Fonte: Sole24Ore]

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