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Parole nuove della lingua italiana: da PETALOSO, a SELFIE, a MICROONDABILE

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Sta ottenendo una grandissima copertura mediatica, in questi giorni, il caso molto tenero di Matteo, alunno di terza elementare della scuola Marchesi di Copparo in provincia di Ferrara. In un compito sugli aggettivi assegnato dalla maestra Margherita Aurora, Matteo doveva descrivere un fiore, e ha inserito come parole: profumato e petaloso. La maestra ha quindi segnato “petaloso” come errato, ma sottolineando che si trattava di un bell’errore e ha incentivato l’alunno a scrivere una lettera per l’Accademia della Crusca.

L’Accademia della Crusca

Questo ente è un forte punto di riferimento per le ricerche sulla lingua italiana: fondato a Firenze nel 1582 e punto di riferimento per studiosi e esperti di linguistica e filologia, ha creato il Vocabolario e ha contribuito a diffondere la nostra lingua nel mondo diventando una delle più prestigiose istituzioni linguistiche d’Italia e del mondo.

La parola #petaloso

Insomma, quello della maestra Margherita Aurora sembrava essere più che altro un tentativo, eppure dopo qualche giorno, lei e Matteo hanno ricevuto una lettera proprio dall’Accademia della Crusca, nella quale “petaloso” inteso come pieno di petali, con tanti petali, veniva definita una parola “ben formata, che potrebbe essere usata in italiano così come sono usate parole formate nello stesso modo”. L’Accademia ha inoltre spiegato a Matteo (e a molti di noi), che una parola, per quanto bella e chiara, può entrare nel vocabolario quando viene conosciuta, compresa e utilizzata da molte persone.

Ecco perché, commossi dalla storia, in moltissimi nel web hanno iniziato a muoversi per aiutare Matteo: usando la nuova parola petaloso, creando un hashtag di tendenza su twitter, raccontando questa storia… tanto che, proprio ieri, l’ha usata anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, proprio in un tweet.

Nuove parole della lingua italiana

Ed è partita da questa storia, la nostra ricerca all’interno del mondo delle parole nuove, perché moltissime di queste sono proprio parole che vengono dal web e sarebbe un vero peccato rinunciarvi quando invece, formalmente, fanno parte ufficialmente della nostra lingua madre. Qualche esempio? Beh, tra le parole nuove abbiamo trovato:

  • Hashtag = parola (o sequenza continua di parole) preceduta dal simbolo #, usata nell’ambito dei social network per categorizzare e rendere ricercabili contenuti correlati;
  • Millennium bug = errore di programmazione che, al passaggio di millennio, ha impedito in alcuni vecchi programmi di riconoscere il cambiamento di data, provocando il blocco dei sistemi informatici;
  • Selfie = fotografia scattata a sé stessi, tipicamente senza l’ausilio della temporizzazione e destinata alla condivisione in rete;
  • Twittare = comunicare con Twitter.

Ma oltre a queste, tante altre parole più o meno strane che ci hanno fatti sorridere, come:

  • Hipster, termine che nasce nel lontano 1957 con la Beat Like-FB-GLConsulting2bisGeneration per definire il ‘giovane anticonformista, caratterizzato da un particolare look fatto di capi d’abbigliamento della moda della seconda metà del Novecento con alcuni tratti di novità (occhialoni da vista, cappellino con visiera alzata)’. Il termine hipster è stato rilanciato negli ultimi anni con la definizione “giovane tendenzialmente disinteressato alla politica e con velleità fortemente anticonformiste, che si riconosce per atteggiamenti stravaganti e abbigliamento eccentrico e variopinto”;
  • Microondabile, che onestamente non conoscevamo, per definire l’involucro di una pietanza, o pietanza stessa, che è possibile cuocere o scaldare direttamente nel forno a microonde.
  • Svapare, di cui forse avremmo potuto fare a meno, per definire l’azione di emettere del vapore acqueo -eventualmente aromatizzato- dopo aver aspirato da una sigaretta elettronica.

Mentre sono ancora in attesa di approvazione: spoilerare, taggare, apericena, merendare, cione, chattare, docciarsi, photoshoppare, shazammare, unzippare e molte altre ancora! Volete fare la vostra segnalazione? Scrivete all’Accademia della Crusca!

[Fonti: Corriere.it, Accademiadellacrusca.it]

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