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Politica 2.0: dal manifesto al blog di Beppe Grillo

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La campagna elettorale è un indispensabile strumento di propaganda politica, utilizzato in periodo di elezioni per diffondere il pensiero di un candidato o di un partito nel tentativo di ottenere la fiducia degli elettori e di riuscire a comunicare con successo le proprie proposte, i valori e gli obiettivi. Il termine campagna elettorale inizia ad entrare nel comune vocabolario della stampa all’inizio del secolo scorso, quando giornali e manifesti erano gli strumenti focali della propaganda. In seguito, con l’avvento di Mussolini, si è diffusa la tendenza a organizzare manifestazioni di piazza, discorsi pubblici e dibattiti dando sempre maggiore importanza all’immagine e arrivando a comunicare anche con i più distanti. Con la diffusione di strumenti mediatici come radio e televisione, inoltre, le campagne elettorali sono entrate nelle case dei cittadini con sempre maggiore impeto e l’arrivo delle tecnologie 2.0 non ha fatto che amplificare questo fenomeno.

Il professore di Comunicazione e Ricercatore in Sociologia della Comunicazione Francesco Pira sottolinea come l’utilizzo del Web come strumento politico comporti dei rischi: molto spesso è facile confondere informazioni di fans, supporter o di avversari con quelle ufficiali del partito e non sempre è possibile accertare la fonte di quanto scritto. I social network, dall’altra parte, diventano la voce del popolo che, se ascoltata adeguatamente, può dar vita ad un dialogo diretto tra la politica e il cittadino; anche in questo caso, però, sono necessarie moderazione e logica nell’uso dello strumento.

Ma concentriamoci per un momento sul Blog: la diffusione di questo strumento nel mondo politico inizia attorno al 2008 e si espande molto rapidamente come strumento per avvicinare la figura parlamentare al lettore comune. L’85,6% dei parlamentari che gestiscono un blog, infatti, conferiscono alla piattaforma un tratto particolarmente “intimo” e “confidenziale” con un focus sulla biografia che include in buona parte la vita privata. Il blog di Beppe Grillo nasce però con anticipo rispetto alla concorrenza, ovvero il 26 gennaio 2005 in seguito al consiglio di un amico e raggiunge, nel settembre 2007, 500.000 accessi giornalieri arrivando ad essere uno tra i 10 blog più visitati al mondo. La necessità è quella di una “crescita dal basso” scrive Grillo in Un anno di blog 2005 per evitare che gli antiquati e spesso pregiudicati politici siano l’unica alternativa. Indubbiamente, sottolinea Scanzi in Ve lo do io Beppe Grillo, non molti blog politici se la sono cavata: la maggioranza è naufragata o ha trovato la propria fine con gli scherzi di hacker agguerriti. Alla base di un successo come quello del blog del leader del Movimento 5 Stelle ci sono due variabili: credibilità e popolarità che permettono di sopravvivere alla libertà d’espressione dello strumento, ovvero alla non censura dei commenti da parte degli utenti. Il blog in politica si presenta quindi come uno strumento alternativo, complesso e impegnativo che richiede partecipazione attiva e che arriva a migliaia di lettori i quali a loro volta possono attivamente partecipare al dibattito.

Ci piace? Non ci piace? Certamente è uno strumento aggiuntivo e non sostitutivo rispetto a quelli tradizionali e crea un canale parallelo alla campagna elettorale pluridirezionale e versatile. Questo comporta un rischio per il candidato, che è esposto al pubblico e per l’elettore che è esposto ai lati oscuri del web. Tuttavia, in un’Era interconnessa a noi sembra che non possa mancare. E a voi?

[Fonti: “Parlamento 2.0. Strategie di comunicazione politica in internet”, Sara Bentivegna, 2012 – “Politica a 5 stelle: Idee, storia e strategie del movimento di Grillo”, R. Biorcio e P. Natale, 2013 – “La net comunicazione politica. Partiti, movimenti e cittadini-elettori nell’era dei social network”, Francesco Pira, 2012 – “Ve lo do io Beppe Grillo”, Andrea Scanzi, 2012]

Pensi che il blog sia un buono strumento politico?

 

 

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