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Maxi processo a carico degli ex dirigenti Montedison: la sentenza di primo grado

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Condannati con la sentenza 1142/2014 depositata il 12 gennaio 2015 10 ex dirigenti della Montedison dal Tribunale di Mantova per il delitto di omicidio colposo plurimo (per il Decreto Legislativo 231/2001 art. 25 septies) avvenuto in uno stabilimento petrolchimico sul fiume Mincio.

Parliamo della morte di 10 operai a causa di mesoteliomi e carcinomi polmonari causati da una lunga esposizione all’amianto. L’accusa era molto più ampia e coinvolgeva il decesso e la lesione di oltre 70 ex dipendenti “mediante tutta una serie di condotte, violative della normativa antinfortunistica all’epoca vigente […] che avrebbero causato l’esposizione elevata e prolungata dei lavoratori suddetti a sostanze cancerogene e pericolose per la salute dell’uomo“.

Tra le ipotesi di reato troviamo omicidio e lesioni colpose così come omissione dolosa di cautele antinfortunistiche, aggravata dal verificarsi dell’infortunio. L’assoluzione degli imputati per l’infortunio e l’omicidio colposo di 64 ex-dipendenti è stata concessa per assenza di nesso di causa. Mentre, infatti, esistono prove dirette della correlazione tra l’esposizione al benzene e l’insorgenza di leucemia mieloide acuta, lo stesso non si può dire per altre patologie, come il tumore al pancreas o al sistema emolinfopoietico.

Abbiamo poi l’aspetto della colpa che gli eventi mortali fossero prevedibili, proprio perché le proprietà nocive e dannose dell’amianto sono state individuate e rese note fin dagli anni settanta, ossia prima rispetto agli eventi oggetto di indagine.

Like-FB-GLConsulting2bisLa sentenza riporta: “almeno tra la metà e la fine degli anni sessanta, la conoscenza delle potenzialità oncogene del benzene sul sistema emolinfopoietico e, segnatamente, della sua capacità di provocare la leucemia, era patrimonio della comunità scientifica internazionale, a cui gli imputati – dirigenti di una società di importanza mondiale, qual era la Montedison, professionisti esperti e molto competenti nel settore – avrebbero potuto e dovuto attingere, direttamente ovvero mediante conferimento di incarichi a persone all’uopo delegate“.

Se l’azienda avesse implementato tutte le misure necessarie ad abbattere le concentrazioni di amianto nell’ambiente di lavoro (pompe con doppia tenuta flussata, sistemi di prelievo del prodotto a circuito chiuso o sotto cappa, sistemi di canalizzazione dei drenaggi delle acque contaminate da sostanze organiche), la morte degli operai si sarebbe potuta evitare. Ecco perché sono stati condannati gli imputati che risultavano in carica quando i lavoratori deceduti a causa di questi tumori sono stati esposti all’asbesto, ossia tra il 1974 e il 1983.

[Fonti: penalecontemporaneo.it]

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