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Respinto il ricorso per sanzione 231: sostituire l’amministratore non basta

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La Normativa 231 nasce per individuare quei casi in cui la responsabilità di un reato commesso dai vertici aziendali ricade sull’ente stesso e non sulla singola persona fisica proprio perché è l’azienda a trarre maggiore giovamento dal reato. Tendenzialmente le sanzioni previste per gli illeciti amministrativi sono di tipo interdittivo, ovvero comportano la sospensione di autorizzazioni, licenze o concessioni legate all’illecito stesso, oppure il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione per un certo periodo di tempo.

Like-FB-GLConsulting1E come può l’azienda evitare la sanzione una volta riconosciuto il reato? Tendenzialmente, sostituire o estromettere il membro dello staff che ha commesso direttamente il reato può essere una buona strategia se e solo se questo allontanamento implica l’esclusione del pericolo che motiva la sanzione interdittiva e se tale licenziamento viene svolto con l’intenzione da parte dell’ente di spostare il proprio assetto organizzativo verso una cultura di prevenzione dei reati. In poche parole se l’azienda è accusata di truffa bisogna assumere un amministratore integro, con un curriculum che ne attesti l’attendibilità e l’onestà e bisogna dimostrare di avere intenzione di evitare che vengano commessi ulteriori reati all’interno dell’azienda.

In particolare, sostituire l’amministratore a pochi giorni dall’appello senza esporne le ragioni profonde e senza fornire sufficienti dettagli che attestino l’attendibilità e l’integrità del sostituto non basta a ridurre la sanzione. Esattamente questo è accaduto pochi giorni fa nell’ambito di un processo ad una srl colpita proprio da sanzione interdittiva. La Corte di Cassazione ha infatti respinto il ricorso presentato dalla difesa con la sentenza n. 37712 della Seconda Sezione Penale depositata ieri.

Le motivazioni della difesa per il ricorso includevano la sostituzione dell’amministratore, evento avvenuto troppo a ridosso dell’appello per non risultare sospetto. Della nuova figura incaricata inoltre non sono stati forniti dettagli curriculari o professionali destando ulteriori dubbi nella Corte di Cassazione.

 

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