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Sanzioni interdittive e profitto di rilevante entità

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La responsabilità degli enti

È ormai noto che con l’entrata in vigore del D.Lgs. n.231/01 sulla “Responsabilità amministrativa degli enti”, anche le società possono essere considerate responsabili dei reati commessi nel loro interesse o vantaggio di coloro che fanno parte del loro organico.

Prima del 2001 infatti solo le persone fisiche potevano essere considerate responsabili, sulla base dell’antica massima giuridica “societas delinquere non potest”. Oggi, invece, gli enti, siano essi dotati o meno di personalità giuridica, possono subire sanzioni di carattere penale-amministrativo nonché misure cautelari interdittive. È sufficiente che vengano ravvisati  “gravi indizi” di commissione del reato e vi siano “fondati e specifici elementi” che fanno ritenere concreto il -solo- pericolo che si ripetano illeciti della stessa indole.

Le sanzioni interdittive

Le sanzioni interdittive, tuttavia, sottostanno alla compresenza di ulteriori condizioni (art. 13, I co., lett. a) D.Lgs. 231/2001). In particolare:

  1. L’ente deve aver tratto dal reato “un profitto di rilevante entità”;
  2. Il fatto dev’essere stato commesso
    1. da soggetti in posizione apicale ovvero…
    2. da soggetti sottoposti all’altrui direzione quando, in questo caso, la commissione del reato è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative

Cosa si intende per profitto?

Per determinare la sussistenza del profitto ai fini dell’applicazione delle misure, la Corte di Cassazione ha definito alcuni indicatori (sentenza n. 11029/16) in occasione di un caso che vedeva i dirigenti di una società indagata per corruzione commessa allo scopo di garantirsi l’aggiudicazione di gare d’appalto.

Definizioni: in diritto penale prezzo, prodotto e profitto del reato sono tre elementi distinti.
– Il prezzo è coincidente con quanto promesso ad un soggetto affinché realizzi un reato (es. la paga di un sicario);
– Il prodotto è quanto derivato dal compimento dell’illecito (es. bottino della rapina);
– Il profitto consiste nei guadagni, non esclusivamente patrimoniali, conseguenti al compimento del reato (ad es. il provento della vendita di un bene precedentemente rubato).

Il profitto di rilevante entità: indicatori

Il D.Lgs. 231/2001 richiede che il profitto sia di “rilevante entità”. Per poter attribuire al fatto di reato una sanzione più o meno grave, dunque, il Giudice deve comprendere la gravità del reato stesso. Le azioni illecite saranno più o meno gravi, quanto più profitto abbiano raccolto. Non si tratta solo di un dato numerico riguardante il margine netto di guadagno, ma sono compresi anche i vantaggi non immediati e pur conseguiti dall’ente. Per questo motivo la Cassazione ha individuato i seguenti indicatori, per permettere al giudice di valutarne globalmente la gravità:

  1. Incremento delle chanches di stipulare un numero maggiori di contratti futuri;Like-FB-GLConsulting2bis
  2. Aumento del merito creditizio;
  3. Possibilità di rivestire una posizione più vantaggiosa nel contrattare condizioni economiche più favorevoli;
  4. Migliore allocazione delle risorse dell’Azienda.

L’importanza dei Modelli Organizzativi

Diventa quindi di fondamentale importanza adottare dei Modelli Organizzativi di Organizzazione e Gestione che permettano all’OdV un controllo globale dell’Azienda e che gli consentano una profondità di controllo adeguata.

Infatti, qualora il giudice riuscisse a motivare adeguatamente la presenza dei citati indicatori, l’Azienda potrebbe essere condannata alle seguenti misure:

  1. Interdizione dall’esercizio dell’attività;
  2. Sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  3. Divieto di contrattare con la P.A;
  4. Esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi;
  5. Il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

 

[Fonti: www.ecnews.it]

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