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80 mila euro di sanzione per l’Ente responsabile di omicidio colposo

sanzioni 231 modello

Lo scorso 21 gennaio è stata depositata la sentenza 2544/16, con la quale la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo a carico di un’impresa edile per violazione del Decreto 231/2001, nello specifico dell’articolo 25-septies sulla norma antinfortunistica. L’azienda ha ricevuto una sanzione da 80mila euro per il decesso di un dipendente, investito da un’autogru con i freni difettosi.

Ma dov’è il collegamento tra la morte del lavoratore e il vantaggio dell’azienda? La Corte ha sottolineato che, in ambito 231, i concetti di “interesse” e “vantaggio” sono strettamente legati alla condotta -ossia, in questo caso, la mancata riparazione dei freni- e non al suo esito -ossia il decesso del dipendente-.

Inoltre viene fatta un’ulteriore precisazione sull’utilizzo dei due termini:

  • Parliamo di interesse in quei casi in cui lo scopo è quello di risparmiare sui costi d’impresa e tale decisione implica che la disciplina o la misura antinfortunistica non venga adottata.
  • Parliamo invece di vantaggio quando la persona fisica (per conto dell’ente) «ha realizzato una politica d´impresa disattenta alla materia della sicurezza del lavoro, consentendo una riduzione dei costi ed un contenimento della spesa con conseguente massimazione del profitto».

Il vantaggio crea quindi una connessione tra la scelta della figura in posizione apicale (che costituisce un illecito) e l’ente. Al momento dell’incidente in questione, le persone fisiche imputate coprivano un ruolo apicale all’interno dell’azienda e sarebbero potute essere le uniche responsabili qualora l’ente avesse efficacemente adottato e attuato modelli 231. Inoltre, l’aggiornamento e il funzionamento di tali modelli avrebbe dovuto essere accertato da un organismo di vigilanza.

Like-FB-GLConsulting2bisTuttavia l’azienda non aveva adottato alcun Modello, rendendo la violazione delle norme antinfortunistiche “frutto di una specifica politica aziendale, volta alla massimazione del profitto con un contenimento dei costi in materia di sicurezza, a scapito della tutela della vita e della salute dei lavoratori”. Ed ecco perché la Corte ha ritenuto che fossero presenti tutti i criteri di imputazione oggettiva e soggettiva per affermare la responsabilità dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001.

[Fonte: Aodv231.it]

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