News in evidenza

Se il lavoratore utilizza il PC aziendale per scopi privati

GLConsulting-download-materiale-pornografico-dipendente

L’importanza del Disciplinare interno per l’uso degli strumenti informatici aziendali

Durante le attività di Audit Privacy si riscontra troppo spesso una scarsa conoscenza di quali debbano essere le regole per l’uso degli strumenti informatici all’interno dell’Azienda e del perché queste debbano essere definite a priori e comunicate adeguatamente ai dipendenti.

Il disciplinare definisce le regole di utilizzo dell’accesso ad internet, delle memorie esterne, dei PC e dei telefoni aziendali, le quali vincolano il dipendente all’uso degli strumenti per i soli fini collegati all’attività lavorativa.

La definizione di poche e semplici regole è utile per due motivi:

  1. Rende edotto il dipendente del rischio di coinvolgere l’Azienda, qualora tramite tali strumenti vengano commessi dei reati;
  2. Pone le basi giuridiche per poter infliggere sanzioni disciplinari, quali l’ammonimento o la sospensione dal lavoro, sino al licenziamento.

La consegna del Disciplinare infatti, se correttamente registrata, legittima la Direzione a verificare tramite ispezioni interne il corretto uso dei PC aziendali.

E se il dipendente conservasse materiale pornografico?

E’ ciò che è avvenuto recentemente all’interno di un Istituto di Credito, dove un dipendente nascondeva materiale vietato ai minori. Tale circostanza ha determinato il licenziamento per giusta causa del lavoratore in riferimento a diversi profili:

  1. Violazione del disciplinare

    Il lavoratore aveva infatti violato l’obbligo di utilizzare il PC esclusivamente per l’attività lavorativa e quello di mantenere una condotta disciplinata, dignitosa e morale.

  2. Esposizione al rischio di commissione di reati

    Qualora infatti il dipendente avesse scaricato del materiale illegale, avrebbe esposto l’azienda alle sanzioni di cui al DLgs. 231/2001.

Come svolgere ispezioni nel rispetto della privacy?

Nel caso esaminato, la controversia vedeva contrapposti lavoratore e datore: da un lato, il lavoratore contestava che gli ispettori, nell’imporre all’impiegato la visione immediata dei file, avessero abusato dei loro poteri, violando la sua privacy. Dall’altro lato, la Banca invece sosteneva che gli ispettori non avessero preteso di aprire i file, ma si fossero limitati a chiedere spiegazioni a riguardo.

Sulla base di queste premesse, la Corte d’Appello ha ritenuto illegittimo il licenziamento del dipendente nei primi due gradi di giudizio, sostenendo:

  • La non sussistenza del fatto contestato poichè non era stata dimostrata la presenza di documenti aziendali all’interno del disco fisso cancellato dal dipendente;
  • Una lesione della privacy da parte degli ispettori dovuta alla richiesta “abusiva e sproporzionata” di visionare i file.

La Sentenza di Cassazione

La Corte di Cassazione con la recente sentenza n. 22313/2016 si è pronunciata cogliendo l’occasione per ribadire un importante principio in tema di controlli del datore di lavoro sull’utilizzo dello strumento informatico presente sul luogo dell’attività lavorativa e in uso al dipendente.

Se è pur vero, infatti, che le attività ispettive sono legittime poiché consentono il controllo dell’utilizzo degli strumenti in conformità alle regole aziendali, è altrettanto vero che tali ispezioni devono sottostare ai principi di rispetto della dignità dei lavoratori oltre che a quelli di correttezza, pertinenza e non eccedenza che informano la disciplina in ambito privacy.

In merito al caso concreto, la Suprema Corte ha tuttavia ritenuto che la Corte d’appello non abbia sufficientemente motivato la violazione della privacy e che non abbia considerato (ai fini della legittimità del licenziamento) l’accusa di aver esposto l’Istituto a sanzioni ex D.Lgs. 231/2001.

Like-FB-GLConsulting2bisI giudici hanno, pertanto, annullato la sentenza che aveva ritenuto illegittimo il licenziamento, rinviando a nuovo giudizio.

Conclusione

In conclusione, con l’oramai inevitabile utilizzo ai fini dell’attività lavorativa dei computer, degli smartphone e delle memorie esterne (usb, etc), è assolutamente consigliabile per un azienda:

  • definire alcune semplici regole per l’utilizzo di tali strumenti
  • consegnarle ai dipendenti, documentandolo
  • effettuare ispezioni per il controllo degli stessi

[Fonti: Gvcassociati.it, Sentenza 22313/2016 Cassazione Sez. Lavoro (R.G. 14964/2015 Cass.)]

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.

*


quindici − 14 =