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Selfie Pay: Mastercard, Uber e Amazon lavorano per eliminare le password

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Ricordare le password non è il vostro forte? Avete optato per la data di nascita o il nome del vostro gatto? Queste soluzioni sono semplici, ma anche molto pericolose, specialmente se stiamo parlando di e-commerce e di siti in cui abbiamo inserito dati personali o sensibili. Ecco perché capita sempre più spesso che sia il sito stesso ad obbligarci a scegliere una password complessa. Considerando che, per essere considerata forte, una password dovrebbe contenere lettere, numeri e simboli, un esempio potrebbe essere Gu72yJ$ah%y17. Molto forte, difficilissima da indovinare, impossibile da ricordare.

Selfie Pay: niente più password

Nasce proprio da queste esigenze di sicurezza e praticità il nuovo sistema chiamato Selfie Pay: il pagamento via selfie. In effetti, il controllo dell’identità è possibile in tanti modi, ma via smartphone e per acquisti rapidi, non tutti sono pratici ed efficaci. Ecco perché il selfie sembra essere una vera e propria risposta concreta e definitiva.

Dopo una serie di test negli USA, in Canada e in Olanda, MasterCard ha esteso l’app Identity Check Mobile in altri 12 Paesi d’Europa, consentendo ai propri clienti che vogliono usare la carta di credito di essere riconosciuti tramite un selfie o la scansione di un’impronta digitale.

Come funziona il Selfie Pay

Il Presidente dell’Enterprise, security and risk di MasterCard Ajay Bhalla l’ha definito “un significativo traguardo nell’evoluzione dei pagamenti”. Questo sistema utilizza un software in grado di leggere e riconoscere informazioni come la grandezza del naso, la curvatura della mascella, la distanza tra gli occhi, elaborando i dati fino ad ottenere un codice ID, associato ad ognuno di noi e che verrà confrontato per ogni transazione.

La sicurezza di dati e transazioni

Per il momento la tecnologia alla base del Selfie Pay deve ancora essere migliorata, infatti non riconosce ancora con cambi di luce o di pettinatura, tuttavia (se vi state chiedendo quanto sia sicura) chiederà all’utente di battere le ciglia per Like-FB-GLConsulting2bisevitare il riutilizzo di foto vecchie. Rispetto all’archiviazione e alla protezione dei dati, Mastercard afferma di stare lavorando su un sistema che consenta di criptarli.

Detto questo, il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo dedicato nel quale riporta il parere di alcuni esperti del cybercrimine secondo cui il sistema non è più forte o più sicuro di una comune password, ma semplicemente più comodo.

Slefie Pay: anche Uber e Amazon ci lavorano

I primi test rivelano uno spiccato interesse da parte del pubblico: non a caso sta lavorando sullo stesso progetto anche Uber, che lo sfrutterà per riconoscere il tassista prima di ogni viaggio. E come sempre (quando si parla di shopping online) non può mancare il colosso Amazon che da marzo si occupa di questo progetto e che sta studiando come portare questo metodo di riconoscimento per confermare i pagamenti sul proprio sito.

[Fonti: Corriere.it, Telegraph.co.uk, Ilsole24ore.com, Tg24.sky.it, Wired.it, Itespresso.it]

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