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Social e sicurezza: per passare le frontiere USA passaporto e… account Facebook!

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Il Dipartimento di Sicurezza americano, contestualmente a un giro di vite sulle procedure di sicurezza per l’ingresso negli Stati Uniti, ha introdotto dei sistemi di riconoscimento davvero inaspettati e… originali. Pare infatti che, per poter passare i controlli, sarà necessario mostrare: passaporto, impronte digitali, visto, così come i propri account Facebook, Twitter, Linkedin e Instagram.

Richiesto il link ai social nei moduli di ingresso

Ebbene sì, sembra assurdo, ma il rilascio dei documenti obbligatori per i cittadini non americani -nello specifico l’ESTA, ossia l’Electronic System for Travel Authorization e l’I-94 (il formulario previsto per chi entra e esce dal Pese senza un visto)- prevede la compilazione di moduli specifici. E l’organo federale ha richiesto che questi contengano dei campi dedicati all’inserimento di link ai propri profili social.

Lo scopo è di avere un più vasto materiale investigativo nonché ulteriori strumenti di contatto in caso di necessità. Il Dipartimento di Sicurezza USA infatti la vede come una strategia per migliorare il processo investigativo e per accedere a dati utili agli inquirenti.

Le reazioni dei cittadini: troppo o troppo poco invadente?

Per il momento stiamo ancora parlando di una proposta, avanzata lo scorso 23 giugno e aperta ai pareri dei cittadini fino al prossimo 22 agosto. Oltre questa data, il testo verrà analizzato ufficialmente e, laddove dovesse essere approvato, potrebbe diventare realtà già da settembre.

Ma cosa farebbero le autorità con questi link? Al momento non è ancora chiara la tipologia di accesso che il Dipartimento avrebbe ai profili dei turisti: potrebbe limitarsi alle parti pubbliche, ma ci si chiede se non arriverà anche ai messaggi e post privati. E chi garantisce che i dati inseriti siano corretti? Anche in questo caso c’è ancora un velo di mistero e non è stato spiegato se la veridicità degli account sarà in qualche modo comprovata prima di autorizzare l’ingresso negli USA.

Ecco quindi che, tra i pareri raccolti dalla popolazione, si sollevano due schieramenti:

  1. Da un lato c’è chi teme che si tratterà di una pura violazione della privacy, Like-FB-GLConsulting2bische concederà alle autorità il potere di frugare nelle vite private di chiunque;
  2. Dall’altro lato, ci sono anche coloro che percepiscono questo provvedimento come troppo blando, soprattutto se -come sembra- i dati potranno essere forniti su base volontaria. Il timore, in questo caso, è che tali informazioni verranno rilasciate (come sempre) solo da parte di coloro che non hanno nulla da nascondere.

Il web per le indagini della polizia

Ormai non è un segreto che, sia nel caso degli attentatori di San Bernardino, sia dopo la strage di Charlie Hebdo, la polizia abbia di fatto sfruttato il web per risalire alle intenzioni dei terroristi. Di fatto, una buona fetta della propaganda jihadista sembra passare proprio dai social media, che possono quindi risultare concretamente utili nel caso di indagini (magari -perché no?- anche preventive).

Inoltre, bisogna tenere anche in conto che nel solo 2015 il governo degli Stati Uniti ha avuto 77 milioni e mezzo di visitatori stranieri. Con questa mole di persone in transito, commenta il Guardian, raccogliere informazioni sui social genererebbe nel giro di mesi uno dei più grandi database controllati da un governo.

Un bene o un male? Ditecelo voi!

[Fonte: Corriere.it]

 

Pensi che la decisione del Dipartimento di Sicurezza americano sia:

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