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Social spam: l’invio di pubblicità aziendale necessita del consenso dell’utente!

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Il Garante Privacy non resta indifferente ai sempre più sofisticati metodi adottati dai social per vendere spazi pubblicitari e assillare i propri utenti con nuove offerte, prodotti, siti e brand. Si parla addirittura di “social spam”, una forma di marketing virale e spesso molto invadente che riesce a farsi spazio anche nei luoghi che dovrebbero essere principalmente dedicati agli amici e alle loro interazioni.

È indubbiamente vero che quando ci iscriviamo a un nuovo social la fretta, la fiducia, la pigrizia e l’ingenuità spesso sono tali da spingerci a spuntare la casella “Accetto le condizioni…” anche senza aver letto uno straccio di documento. Ma è altrettanto vero, ci ricorda il Garante, che il Codice della privacy prevede che per poter inviare comunicazioni pubblicitari su dispositivi automatizzati sia necessario un consenso preventivo e specifico, che non viene richiesto all’atto di iscrizione ai più comuni social.

In particolare l’Autorità della Privacy ci ricorda che: qualora l’utente metta il proprio LIKE ad una pagina aziendale o ne diventi FOLLOWER, acconsente alla ricezione sulla bacheca in privato o al proprio indirizzo associato al profilo di materiale pubblicitario da parte della medesima impresa. Al contrario, le aziende non possono estrapolare dati personali degli utenti dai loro profili ed utilizzarli a scopi commerciali e l’eventuale consenso fornito dall’iscritto deve sempre essere revocabile.

In aggiunta, se l’utente X è fan di un’azienda questo non autorizza la stessa a inviare comunicazioni di carattere commerciale agli “amici” Y e Z di tale utente! Il consenso infatti non segue la proprietà transitiva e deve essere rilasciato personalmente. Qualora abbiate la sensazione di ricevere pubblicità da aziende cui non avete mai fornito l’autorizzazione, sarete sempre liberi di richiedere la documentazione scritta ed eventualmente interpellare il Garante per verificarne la legittimità.

Inoltre: l’essere iscritti a Ordini Professionali che rendono pubblici gli indirizzi non significa aver autorizzato le imprese a mandare spam! Saranno i provider a dover installare appositi filtri per evitare di essere tartassati con pubblicità indesiderata. Inoltre i gestori dei siti internet devono utilizzare sistemi di verifica dell’identità dell’utente e acquisirne il consenso prima di potergli inviare qualsiasi comunicazione. Di fondamentale importanza: se l’utente decide di iscriversi alla newsletter deve SEMPRE avere la possibilità di disiscriversi con semplicità e immediatezza.

 

[Fonte: Federprivacy.it, Inps.it]

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