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Sollecito di pagamento sullo schermo TV: Sky rischia multe da 30.000 a 180.000 euro

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Ebbene sì: anche i colossi non hanno vita facile nella gestione della privacy dei propri utenti. Ce lo ha insegnato Google, ma ce lo ricorda oggi anche Sky che si è visto puntare il dito contro da parte di un cliente per violazione della privacy. In particolare, la lamentela si riferiva alla comparsa delle famose “bustine” di messaggio sullo schermo, che in questo caso segnalavano un sollecito di mancato pagamento.

A detta dell’utente Sky il messaggio poteva essere letto da estranei comunicando l’eventuale posizione debitoria a suo carico (successivamente contestata). Sky ha risposto chiarendo che i messaggi possono di fatto essere visualizzati solo se l’utente decide di leggerli cliccando l’apposito pulsante e che in alternativa possono essere visualizzati in un secondo momento. Resta poi da chiedersi cosa si intenda per “estranei” visto e considerato che i messaggi compaiono sul proprio televisore.

Eppure anche il Garante Privacy ha riconosciuto un trattamento illecito: il messaggio così inviato si presta ad essere letto da un indeterminato numero di soggetti proprio per la semplicità di lettura che non prevede filtri o password. Per poter continuare ad utilizzare questa tipologia di comunicazioni, il colosso della televisione dovrà adottare una serie di misure definite dall’Autorità.

Like-FB-GLConsulting2bisLo scopo di tali misure è di escludere il rischio potenziale che messaggi di questo tipo vengano diffusi a terzi. Bisognerà quindi prevedere l’impostazione di un codice di accesso al messaggio stesso che sarà consegnato al cliente alla sottoscrizione del contratto e che consentirà la lettura della nota al solo titolare del contratto. Ad ogni modo Sky dovrà privilegiare altri mezzi per inviare i solleciti di pagamento, come la comunicazione via mail o per posta tradizionale.

L’inosservanza di questo provvedimento costerebbe alla società una multa da 30.000 a 180.000 euro: non proprio noccioline! Un intervento simile era già stato effettuato dal Garante Privacy per le società di recupero crediti in merito alle modalità di presa contatto invasive e all’importanza della riservatezza di comunicazioni di questo genere.

[Fonte: Federprivacy.it]

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