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Titolare spia le dipendenti in bagno: da controllo dei dipendenti a lesione della sfera privata

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Sono ben 105 mila euro quelli che i titolari di un’azienda di Pistoia dovranno dare a quattro ex lavoratrici dopo averle spiate con una telecamera direzionata sulle toilette. Perché, se da un lato è vero che con il Jobs Act l’utilizzo di dispositivi di sorveglianza sarà regolamentato in modo meno rigido, è altrettanto vero che il Codice Privacy e il Codice Penale tutelano i lavoratori e la loro dignità impedendo che tale controllo diventi invadente e maniacale.

Le dipendenti si accorgono di essere osservate

E parliamo proprio di questo con il caso in questione, in cui il figlio dei titolari di un’azienda aveva installato una telecamera nascosta in un soppalco riprendendo i water della toilette per controllare le 4 dipendenti anche nei loro momenti più intimi. Ad accorgersi sono state proprio loro, che si sono fatte insospettire dalla presenza di una serie di cavi al pc davanti alla porta di ingresso del bagno.

In primo grado, l’uomo è stato condannato a un anno e sei mesi di reclusione per interferenze illecite nella vita privata, ai sensi dell’articolo 615 del Codice Penale, e al pagamento di una provvisionale di 10.000 euro a dipendente.

Risarcimento di 105 mila euro per le dipendenti spiate

In seguito però, il giudice del lavoro, ha chiamato in causa anche l’art. 2087 del Codice Civile, che impone al datore di lavoro di tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei dipendenti: per la violazione di questo articolo, è stato disposto il pagamento complessivo di 105.000 euro di risarcimento. Non ha intaccato minimamente la sentenza il fatto che le 4 dipendenti siano state licenziate per “giustificato motivo” a causa dello stato di crisi in cui da tempo versava l’azienda.

Meno restrizioni con il Jobs Act

È vero, con l’introduzione del Jobs Act le aziende hanno maggiore possibilità di controllo a distanza sui lavoratori: l’obiettivo è infatti andare incontro ai datori di lavoro che dubitano dell’operato dei propri dipendenti e che vogliono poter verificare il loro operato. Ciò non significa però che il Codice Civile e il Codice Penale possano essere ignorati o reinterpretati a proprio piacimento.Like-FB-GLConsulting2bis

Angelo Jannone sul Jobs Act

Lo ricorda anche l’ex colonnello dei Carabinieri Angelo Jannone che afferma: “Vi sono comportamenti che ledono la sfera privata dell’individuo e del lavoratore, che non possono ritenersi superati dal Jobs Act. Erano e rimangono reati. L’art.4 riformato, consente solo una maggior flessibilità sulla messa in atto di controlli di natura preventiva. Ed è ciò che ci si aspetta da datori di lavoro e aziende correttamente informati: la prevenzione di comportamenti infedeli o rischiosi viene prima.”

[Fonte: Federprivacy.it]

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