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Tutela dei lavoratori flessibili: un allontanamento dal diritto comunitario

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Durante il convegno “Modelli di rappresentanza e forme di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori” organizzato da OPRAM (Organismo Paritetico Regionale Artigianato Marche) e tenutosi a Pesaro il 30 settembre 2016, è stata affrontata la tematica dei lavoratori flessibili e dei rischi cui sono sottoposti.

Nello specifico, la relatrice Chiara Lazzari si è soffermata sull’impatto del D.Lgs. 151/2015 rispetto alle problematiche legate alla sicurezza dei lavoratori flessibili e sul ruolo che il RLS abbia nella tutela di queste figure. Ci concentriamo, in questo articolo, sul primo dei due aspetti e su come le modifiche introdotte con il Jobs Act abbiano -di fatto- ulteriormente pregiudicato la conformità del nostro ordinamento al diritto comunitario.

Lavoratori flessibili: si tratta dei lavoratori a termine e dei lavoratori in somministrazione. I primi sono assunti con un contratto a scadenza, mentre i secondi fanno riferimento a un “somministratore” (un’agenzia per il lavoro) con cui stipulano il contratto e a un “utilizzatore” per cui effettivamente svolgono le proprie mansioni.

Lavoro a termine e formazione dei lavoratori

Per quanto riguarda il lavoro a termine è previsto il divieto di stipulare contratti a tempo indeterminato da parte dei datori di lavoro che non hanno effettuato la valutazione dei rischi. La violazione di questo divieto è sanzionata con la trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato.

Se, da un lato, sembra che ci sia stata una transizione verso una maggiore tutela dei lavoratori a termine, dall’altro, con il Jobs Act, non è stato riproposto quanto previsto dall’articolo 7 del D.Lgs. 368/2001, che prevedeva che il lavoratore con contratto a tempo determinato debba “ricevere una formazione sufficiente ed adeguata alle caratteristiche delle mansioni oggetto del contratto, al fine di prevenire rischi specifici connessi alla esecuzione del lavoro”.

Minor attenzione alla formazione

La mancata proposizione dall’articolo 7 del D.Lgs. 368/2001 crea quindi un allontanamento dalla previsione comunitaria di formazione e dimostra una scarsa sensibilità nei confronti delle problematiche legate a questa particolare tipologia di lavoratori. Eventuali dubbi interpretativi vengono estinti grazie al D.Lgs. 81/2008, che impone al datore di lavoro di assicurare che tutti i lavoratori ricevano un’adeguata formazione in relazione ai rischi legati alle singole mansioni.

Tuttavia, quest’abrogazione potrebbe compromettere l’attuazione della Direttiva europea 91/383/CEE 2 “che completa le misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute durante il lavoro dei lavoratori aventi un rapporto di lavoro a durata determinata o un rapporto di lavoro interinale”.

I rischi specifici del lavoratore somministrato

Like-FB-GLConsulting2bisAnche gli obblighi relativi al lavoro in somministrazione, con il Jobs Act, hanno subito degli stravolgimenti mediante l’abrogazione dell’art. 23, comma 5, d.lgs. n. 276/2003 secondo cui, ‘nel caso in cui le mansioni cui è adibito il prestatore di lavoro richiedano una sorveglianza medica speciale o comportino rischi specifici, l’utilizzatore ne informa il lavoratore…’. Tale disposizione, che rispondeva ai minimi requisiti di informazione previsti dal diritto comunitario, avrebbe dovuto quindi essere dettagliata meglio, non eliminata.

Minor responsabilità per il somminsitratore

Non in ultimo, il somministratore viene sollevato dalla corresponsabilità per l’osservanza dell’obbligo di valutazione dei rischi. Se (con l’art. 20, comma 5, lett. c, del d.lgs. n. 276/2003) era prevista una sanzione amministrativa sia per l’utilizzatore che per il somministratore in caso di violazione, ora il primo dei due viene sollevato dalla responsabilità.

[Fonti: Puntosicuro.it, “Tutela della salute e sicurezza nelle tipologie contrattuali flessibili dopo il Jobs Act e ruolo del rappresentante dei lavoratori” di Chiara Lazzari – Relazione al Convegno Modelli di rappresentanza e forme di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori]

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