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Usare internet e abusarne al lavoro e nella vita: è possibile disconnettersi?

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Circa il 32% della popolazione italiana è alla costante ricerca di un modo per aggirare le restrizioni di accesso a Internet che il proprio datore di lavoro impone. In particolare sono i giovani in un’età compresa tra i 18 e i 34 anni coloro che faticano maggiormente a disconnettersi dai dispositivi social anche durante l’orario di lavoro. La maggioranza dei dipendenti (38%) che “evadono” i confini posti lo fanno per accedere ad appCos'è mobile, il 34% lo fa per entrare in applicazioni di archiviazione sul cloud, il 29% per servizi di video streaming.

In particolare, in Europa, i datori di lavoro vietano al 40% dei dipendenti l’accesso a Facebook cui però molti non riescono a fare a meno, in particolare in Inghilterra dove i social dipendenti sono ben il 41%. Il divieto coinvolge la classe lavoratrice in quasi tutti i settori, ma sembra che la maggioranza dei limiti venga imposta nel settore alberghiero. Lo studio è stato condotto tra maggio e giugno dalla società di ricerca OnePoll in 7 Paesi europei: Italia, Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Olanda e Belgio.

Un whatsapp sotto alla scrivania, una controllatina alle notifiche in bagno o una foto su Instagram in pausa caffè: pare proprio che sia difficile stare lontani dal proprio smartphone anche se è l’azienda a chiedercelo. Ma quanto stiamo diventando schiavi della tecnologia? Già da diversi anni si parla di rischio dipendenza da smartphone, tanto che è stata creata una app in grado di monitorare il tempo che si passa attaccati al cellulare tra chiamate, app e frequenza degli sblocchi. Si chiama BreakFree e sembrerebbe costituire solo un primo passo verso una presa di coscienza drastica e probabilmente scioccante.

Guarda il video di introduzione di BreakFree!

Lo studio svolto da Locket, produttore di applicazioni per smartphone rivela in fatti che in media una persona sblocca il proprio telefono 110 volte in un giorno, ovvero uno sblocco ogni 13 minuti di giorno e ogni 6 nelle ore serali. Parliamo di un ritmo martellante e angosciante sotto diversi punti di vista: ecco perché nasce l’app BreakFree, per rendere consapevoli della propria dipendenza anche gli utenti più accaniti e avere un report dettagliato e personalizzato dei propri accessi.

Il problema però diventa palese quando, per caso, la batteria si scarica, dimentichiamo il fidato amico touch Cos'è o, peggio, restiamo senza connessione. In questi casi i più dipendenti possono arrivare a soffrire di nomophobia, ovvero la non-mobile-phobia, la paura di non avere il cellulare. Anche se non parliamo ancora di un disturbo diagnosticabile, il disagio esiste ed è evidente: uno studio condotto nel 2012 da SecurEnvoy su 1000 persone in Gran Bretagna dimostra che il 66% delle persone ha molta paura di perdere il cellulare. Ma finchè si tratta di un semplice fastidio non ci sono problemi, il punto è che si rischia di arrivare a crisi di panico, alterazioni dell’umore e difficoltà di concentrazione.

Oltre al disturbo in sé che, se non controllato, può portare a situazioni di ansia difficili da gestire, l’uso esagerato di smartphone e tablet sta diventando centrale anche in ambito sociale: il paradosso per eccellenza, i social che rendono antisociali. Ce lo racconta Gary Turk, giovane scrittore e performer che ha realizzato e diffuso online il video Look Up, per portarci a ragionare sull’uso che facciamo dei dispositivi e su cosa rischiamo di perderci guardando sempre verso il basso e mai davanti a noi.

 

[Fonti: Sole24Ore, Ansa.it, Valeriosalvi.blogspot.it, Garyturk.com]

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