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Passiamo 49 giorni all’anno con lo smartphone e il 43% di noi lo usa a cena

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Smartphone per fare foto, smartphone in ufficio, smartphone per i social e smartphone per lo shopping. Qual è il risultato?

Un mondo iper-connesso?

Poter fare la spesa da casa?

Essere sempre aggiornati sulle ultime novità?

Trovare luoghi, persone, oggetti e prodotti da tutto il mondo in pochi istanti?

Sì, ma è anche passare la propria vita al telefono. Ed è proprio così. L’azienda TNS, che si occupa di ricerche di mercato su scala globale, ha scoperto che le persone incluse in un range di età tra i 16 e i 30 anni passano circa 3,2 ore al giorno davanti allo smartphone. Il che significa 49 giorni l’anno. In pratica se fosse davvero così, dei 14 anni di vita intercorsi tra i 16 e i 30, 2 anni li passeremmo al telefono.

È pazzesco, ma è vero e si concretizza nel fatto che, in media, prendiamo in mano il nostro cellulare circa 150 volte al giorno. Ma per fare cosa? Principalmente per utilizzare i social media: consideriamo che il 63% delle persone vi accedono quotidianamente, ma ovviamente moltissimi entrano più di una volta al giorno. Poi bisogna tenere conto che ognuno di noi ha circa 60/70 app sul proprio telefono, di cui circa 10 vengono utilizzate regolarmente.

Una situazione completamente diversa è quella dei Baby Boomers, ossia la generazione tra i 50 e i 70 anni, che passa circa 3 ore al giorno davanti alla TV, leggendo il giornale oppure ascoltando la radio e di cui “solo” il 24% entra su Facebook tutti i giorni.

Like-FB-GLConsulting2bisIl Direttore Esecutivo di TNS Sydney Alistair Leathwood, di fronte ai risultati della ricerca, ha espresso il proprio parere circa le nuove abitudini degli smartphone-addicted: “Invece di osservare silenziosamente sentiamo di aver bisogno di fare qualcosa come consumare, registrare o condividere” e aggiunge: “Abbiamo anche perso la capacità di annoiarci e di stare tranquilli e ci intratteniamo e divertiamo durante micro-minuti, guardando video o leggendo storie divertenti”.

Sono altrettanto sorprendenti i risultati dell’indagine Nielsen Global Generational Lifestyles Report effettuata su un campione significativo di 30.000 individui su 60 Paesi. Dalla ricerca ne emerge che il 57% degli europei non riesce a separarsi dal proprio smartphone nemmeno durante i pasti: un dato che sale tra francesi, olandesi e belgi e che scende sensibilmente tra gli italiani che si aggiudicano comunque un 43%.

Anche in questo caso, la fascia d’età compresa tra i 15 e i 34 anni è molto più attaccata al proprio dispositivo mobile e fatica a rinunciarvi anche a tavola. Ma tra i giovani sono i più maturi quelli che sentono maggiore bisogno di avere lo smartphone sempre accanto: un risultato che sembra rovesciare i classici preconcetti generazionali.

Da un lato, quindi, l’italiano si salva con una media più bassa rispetto a quella degli altri europei. Forse perché il pasto è così importante nella nostra cultura, o forse perché le mamme-chiocce italiane sono più rigide sul rispetto di tradizioni secolari. Sta di fatto che il 43% è ancora un valore molto alto e il rischio è, in questi casi, che la tecnologia non funga da collante, non sia un ponte per cose distanti, ma che al contrario diventi un muro tra persone vicine: ossia l’antitesi di se stessa.

[Fonti: Wired.it, News.com.au]

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